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Quando la manna
non cade dal cielo

· A Castelbuono in Sicilia il riscatto dalla disoccupazione arriva dall’antichissima «polvere delle stelle» impastata di tecnologia ·

La manna torna a essere nutrimento a Castelbuono, comune italiano della città metropolitana di Palermo. In uno tra i territori più segnati dalla disoccupazione e dallo spopolamento, c’è chi ha scommesso su quella che gli antichi greci chiamavano la “polvere delle stelle” ed è storia di riscatto.

In Sicilia, un giovane su due è disoccupato, una percentuale che accentua il già drammatico dato di uno su tre dell’Italia, in un’Europa che registra di media un ragazzo senza lavoro su sette. Sulle colline di Castelbuono, invece, una nuova generazione di frassino-coltori in questo momento è all’opera: c’è chi ha creduto nel progetto e ha deciso di restare, chi era partito ed è tornato a casa.

Il percorso è solo all’inizio, sarà lungo e articolato, ma la manna è tornata a essere nutrimento — oltre che fonte di speranza — per questa gente che per secoli ne aveva tratto giovamento.

A Castelbuono la manna non cade dal cielo, ma viene estratta, sotto il sole estivo, dalla corteccia di alberi speciali. Migliaia di esemplari di fraxinus ornus, gli ornielli, si innalzano ordinatamente sulle colline attorno a questo borgo siciliano di 8.000 abitanti nel cuore del parco delle Madonie, a mezz’ora di macchina da Cefalù. Gli «alberi della manna», come li chiama la popolazione da sempre, rubano la scena fino all’area di Pollina. Piccole stalattiti di resina bianca, i cannoli, colano come cera solidificata dai rami intaccati sapientemente dai mannaroli.

La crisi — con il calo della produzione e delle esportazioni – è arrivata già nel secondo dopoguerra, e poi con il sopraggiungere della mannite sintetica e altre alterne vicende, relegata a produzione marginale. In assenza di un ricambio generazionale, nei primi anni Duemila, i pochi mannaroli rimasti avevano un’età media superiore ai 60 anni.

Questa risorsa particolarissima e preziosa, ma così delicata, sensibile alle condizioni climatiche e allo stesso tempo complessa da raccogliere, conservare e commercializzare, è stata sempre meno capace di farsi mestiere, di attrarre i giovani, di contrastarne l’emorragia verso nord.

Poi nel 2012 è arrivata a Castelbuono la fondazione Con il Sud, un ente non profit privato nato nel 2006 dall’alleanza tra fondazioni di origine bancaria e mondo del terzo settore e del volontariato. La fondazione ha avviato un’indagine sulle potenzialità del territorio e con la determinazione di intraprendere qui un’iniziativa integrata di rilancio e sviluppo locale “dal basso”, che deve significare una strategia di progettazione partecipata. E questo è avvenuto, assicurano tutti: per due anni sono stati ascoltati cittadini, associazioni, operatori produttivi, rappresentanti delle istituzioni, per individuare punti di forza, criticità, settori su cui intervenire. Un processo che si è tradotto in otto progetti, finanziati dalla fondazione stessa con risorse interamente private, per un contributo di circa quattro milioni di euro. Tra questi, spicca il progetto per il recupero e la valorizzazione della manna, linfa rara da cui viene estratta la mannite: idratante per la pelle, è soprattutto un dolcificante naturale, indicato in particolare per i diabetici.

«Abbiamo intercettato il fermento, lo spirito imprenditoriale, l’attaccamento a questo bene “comune”», spiega il presidente, Carlo Borgomeo, sottolineando le potenzialità inespresse trovate, le prospettive occupazionali e di sviluppo del territorio immaginate. Borgomeo fotografa così la situazione: «Mancava un passaggio: creare una rete, un sistema di relazioni, un processo virtuoso di economia sociale e di comunità attorno alla manna».

Nel 2014 vengono così avviati i primi progetti. Il Consorzio Manna Madonita nasce nel 2015 dall’unione di quattro cooperative di Castelbuono e Pollina. Finora, sono 42 i lavoratori che a più riprese vi hanno collaborato; otto le nuove assunzioni; 20 gli operai agricoli stabilizzati; 30 i giovani che hanno già aderito ai corsi di formazione. Nel biennio 2016-2017, sono stati recuperati 60 ettari di frassineti in terreni incolti e prodotti 1500 chilogrammi di manna. E ora si punta a raddoppiare il raccolto.

Di fatto, una tradizione a rischio estinzione ha trovato nuova linfa nell’innovazione: una tecnica artigianale sperimentale, escogitata dagli stessi anziani produttori, ha permesso di aumentare notevolmente la produzione e di innalzare la qualità. Prevede l’inserimento di fili di nylon e di piastrelle d’acciaio sotto le incisioni: la linfa (lagrima) viene deviata dalla piastrella, scorre sul filo e si solidifica. I cannoli così ottenuti, quasi totalmente privi di impurità, possono essere raccolti ogni due o tre giorni, essiccati in due settimane, insacchettati e immessi sul mercato.

Il sistema sembra proprio funzionare: nell’ultimo anno il fatturato risulta cresciuto del 30 per cento. E si ampliano nuovi mercati virtuali: la manna ora si può acquistare anche online. La «polvere delle stelle» ha recuperato anche molta della sua “preziosità”: la più pura, quella in cannolo, è ben valorizzata nell’ambito dello Slow Food e costa 220 euro al chilo. A breve sarà attivo anche un laboratorio di trasformazione, per produrre semilavorati per l’industria.

L’esperimento di Castelbuono rientra perfettamente nell’obiettivo centrale della fondazione Con il Sud: promuovere l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno, cioè, percorsi di coesione per favorire lo sviluppo del Sud Italia. La fondazione sostiene molti interventi per l’educazione dei ragazzi alla legalità e per il contrasto alla dispersione scolastica, per valorizzare i giovani talenti e attrarre “cervelli” al Sud, per la tutela e la valorizzazione dei beni comuni.

Nel Sud Italia è ricchissimo — eppure troppo speso abbandonato a se stesso — il patrimonio storico-artistico, culturale, ambientale. E c’è il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie da assicurare, che diventa nei progetti della fondazione anche occasione di integrazione dei migranti e, in generale, di sostegno del welfare. Finora, sono state sostenute 1.153 iniziative, coinvolgendo 6.000 organizzazioni e oltre 320.000 destinatari diretti. Sono stati erogati complessivamente oltre 211,7 milioni di euro di risorse private. Una manna da saper gestire.

di Fausta Speranza

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13 dicembre 2019

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