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Quando la casa
indica una via

· ​Luoghi del culto micaelico e lauretano ·

Due volumi sul culto micaelico e lauretano mettono in luce i legami tra Oriente e Occidente: «La casa e la strada sembrano escludersi. In realtà, proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio singolare di questa Casa. Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un’abitazione aperta a tutti che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi. Quella di Loreto è una casa che ci fa rimanere, abitare, e nello stesso tempo ci fa camminare, ci ricorda che siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un’altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna». Lo scrive Isabella Farinelli aggiungendo che con le parole pronunciate da Benedetto XVI il 4 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario del pellegrinaggio di Giovanni XXIII ad Assisi e Loreto, monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, commenta il primo di due volumi di Mario Sensi recentemente presentati insieme, i quali raccolgono studi di tutta una vita: Loreto, una chiesa «miraculose fundata» (Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2013, con postfazione e ricordo di Romana Guarnieri); Santuari e pellegrini lungo le «vie dell’angelo», storie sommerse del culto micaelico (Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 2014). «Due importanti opere che possono essere collocate nello stesso scaffale»; il raccordo tracciato da Sigismondi tra le due opere non è topografico o cronologico, né casuale, estendendosi idealmente a tutta la vasta produzione di questo storico della Chiesa il quale, anche nella narratio, riflette la propria vita sacerdotale come unitario punto di verifica. Di fatto la scintilla, mai spenta, tra il prete e lo studioso scoccò proprio arrivando nel 1963, giovane parroco, a Colfiorito, pianoro di valico nell’Appennino Umbro-Marchigiano. Qui don Mario dovette rendersi conto che la località era una tappa tradizionale della Santa Casa nel suo misterioso viaggio da Oriente: in prossimità del 10 dicembre, i ragazzi marinavano per giorni il catechismo per preparare il “focaraccio”, il falò della vigilia per illuminare la strada alla Vergine Lauretana (nella zona di Norcia si parla dei “faoni”, variante della stessa parola e della stessa usanza). Né basta al giovane sacerdote l’annuale pellegrinaggio parrocchiale a Loreto, dove gli viene incontro, nell’annesso botteghino, il saggio di Luca da Monterado Storia della devozione e dei pellegrinaggi a Loreto nei secoli XIV-XV (Bahía, 1954). Subito si immerge in studi a partire dagli archivi parrocchiali di Colfiorito e del folignate, con gli storici riferimenti alla Via Lauretana. Era l’inizio del lungo itinerario di ricerca di Mario Sensi, la cui coerenza è stata sottolineata da studiosi quali Lucetta Scaraffia, Alessandra Bartolomei Romagnoli, Emore Paoli. Nesso stretto vi è pure tra studi e percorsi lauretani e, a monte, micaelici, nel sedimentarsi della pratica devozionale — con gli aspetti etnografici legati ai cicli agricoli e ai tracciati di transumanza — e del riconoscimento da parte della Chiesa. Basato sulle Scritture e affermatosi in Oriente come specializzazione del culto angelico con proprietà taumaturgiche — si pensi alla piscina di Betzaeta nel Vangelo di Giovanni — e poi con le caratteristiche di lotta contro il male e accompagnamento delle anime, diffusosi in Occidente a partire dal v secolo in ambienti di più diretta influenza greca, il culto micaelico trova il più noto prototipo nel santuario garganico tuttora esistente a Monte Sant’Angelo e nelle attestazioni storiche del relativo pellegrinaggio (in tempi recenti fu decisivo per san Pio da Pietrelcina, come scrive Gherardo Leone).

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14 dicembre 2019

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