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Quando interviene lo Spirito

Il cardinale Ouellet, discepolo del grande teologo svizzero Hans Urs von Balthasar, è sempre stato sensibile alla questione femminile nella Chiesa grazie alla sua vicinanza a una mistica: Adrienne von Speyr.

La riunione plenaria della Pontificia commissione per l’America latina (Cal), tenutasi a Roma dal 6 al 9 marzo, ha sviluppato il tema «La donna, pilastro nell’edificazione della Chiesa e della società in America latina». È stato il Papa ad assegnare questa tematica alla Cal. Quali pensa siano stati i motivi di questa scelta? Il maschilismo clericale che Papa Francesco ha messo in evidenza in più occasioni? O forse i riflettori della coscienza sociale puntati sulla donna nella Chiesa?

Fotografia di Omar Lucas

Il Papa non ha dubitato un istante: quando gli abbiamo presentato due temi, ha scelto subito. È molto sensibile alla condizione generale delle donne: tante situazioni di mancanza di riconoscimento, di maltrattamento, di solitudine, di tratta di persone. D’altra parte, il documento di Aparecida segnala l’irresponsabilità maschile, l’assenza di padri, la libertà sessuale — nella mentalità e nella cultura — che gli uomini concedono a se stessi ma non alle donne. Si tratta di una cultura maschilista che va messa in discussione e che si riflette anche sulla stessa Chiesa, sulla mentalità clericale, sul disprezzo verso le donne, su quello che possono o non possono fare. Credo che tutto ciò abbia influito sulla decisione del Papa.

Eccezionalmente sono state invitate a partecipare a questa assemblea plenaria una quindicina di donne dell’America latina, con diverse responsabilità sociali ed ecclesiali, insieme ai membri e ai consiglieri della Cal che sono esclusivamente cardinali e vescovi, e al segretario incaricato della vicepresidenza, Guzmán Carriquiry, il laico con maggiore responsabilità ed esperienza all’interno della Curia romana. Che tipo di dialogo si è stabilito tra le donne e i prelati? Qual è stato il clima che si è creato in questo incontro in cui le une e gli altri hanno avuto la parola?

Ovviamente il tema non poteva essere trattato senza la presenza di donne, senza un numero significativo di persone preparate, donne con diverse capacità e competenze. Ne è scaturito un dialogo tra pari, nell’analisi sociologica, storica e anche pastorale. I contributi delle donne sono stati di valore eguale o maggiore di quelli dei prelati. Siamo riusciti a condividere i temi in un clima cordialissimo e costruttivo, di autentico ascolto reciproco, di franchezza e al tempo stesso di dibattito rispettoso. È stato molto bello.

Per me questi giorni sono stati una presa di coscienza. Devo confessare che l’incontro mi ha cambiato profondamente rispetto alle convinzioni che avevo sul tema. L’ho ricollegato alla cultura del mio paese, il Canada, dove la parità uomo-donna è quasi un dogma. Nella mia esperienza personale avevo un fattore culturale positivo ma non del tutto assimilato. Mi mancava l’approfondimento proprio dello scambio di idee che abbiamo avuto. Il dialogo autentico ci cambia. Ho sentito la presenza dello Spirito. È questa la chiave.

Dal 2013, anno in cui il Papa, durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro, nella prima conferenza stampa del suo pontificato, ha detto che era necessaria una profonda teologia della donna per discernere come le donne si dovevano inserire nei più importanti processi decisionali nella Chiesa — dato che non può limitarsi a essere «chierichetta o presidente della Caritas o catechista» — questa richiesta si ripresenta spesso. Crede che esista al momento una riflessione teologica sulle donne? Potrebbe spiegare sinteticamente il suo pensiero teologico su questo tema?

«Omaggio alla donna»murales Caldera

Il Papa è incisivo nell’individuare i punti della riflessione da approfondire. C’è una teologia che si sta facendo. Lo si capisce dagli atti del simposio sul ruolo delle donne nella Chiesa organizzato dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 2016. Occorre recuperare la teologia profonda di Ildegarda, Geltrude, Matilde, Edith Stein e delle donne dottori della Chiesa. Bisogna sviluppare una teologia con forte capacità razionale, ossia di dialogo con la cultura, con le filosofie attuali, ma anche con la teologia contemplativa, la teologia di Maria e dei padri della Chiesa.

Nella plenaria ho trattato il tema della donna alla luce della santissima Trinità e della Chiesa. Il mio retroterra è una conoscenza profonda della teologia di von Balthasar e di Adrienne von Speyr. Quest’ultima è una teologa carismatica, con il carisma della profezia. Riflettendo sul mistero della Trinità e alla luce dell’antropologia teologica, l’esegesi ci dice che l’immagine di Dio è la relazione uomo-donna. C’è una radice della differenza sessuale o di genere in Dio stesso, nella distinzione delle persone e nel modo in cui si relazionano. Allora, c’è in Dio un archetipo della donna. Per me è stata un’illuminazione: il rifluire dello Spirito santo sulla relazione tra Padre e Figlio mi ha portato a dire che in Dio c’è amore materno, amore filiale e amore nuziale. Amore materno come conseguenza di quello nuziale. E poi, sul piano della salvezza: lo Spirito santo e la donna sono intimamente relazionati affinché il Verbo si faccia carne. Tutto ciò mi ha confermato che il ruolo dello Spirito santo nella Trinità si può descrivere come amore nuziale. La dignità della donna mi è sembrata molto più chiara da questo fondamento trinitario perché, se si afferma che c’è un archetipo della differenza uomo-donna in Dio, allora c’è un archetipo della donna in Dio.

Noi che abbiamo avuto il privilegio, come donne latinoamericane, di partecipare a questo straordinario incontro della Cal siamo state arricchite dagli interventi dei cardinali, dei vescovi e del segretario. E siamo state colpite dalla capacità di ascolto dei nostri interlocutori, dal rispetto e dalla libertà, come pure dal lavoro collaborativo in cui appariva tangibile l’azione dello Spirito santo. Anche noi donne ci siamo espresse sulla famiglia, l’educazione e la catechesi, la politica, l’economia e il lavoro, l’impegno solidale delle religiose e il protagonismo delle donne nella storia dell’America latina, tra i tanti temi. In che misura e in che modo questi interventi sono risultati utili al dibattito?

Quando si affronta il tema della donna vengono a galla tante cose relegate, represse, valori… Perciò il primo frutto è stato il tema stesso, generatore di vita.

E inoltre l’importanza dell’educazione come fatto storico e come sviluppo contemporaneo, la constatazione che le donne sono state mantenute in una condizione di scarsa educazione. Provo vergogna per questo. Ci deve essere gente competente e, se c’è, deve partecipare di più alle decisioni a tutti i livelli, e anche in tutti i dicasteri. Mi viene in mente la parabola dei talenti: il talento delle donne lo abbiamo sotterrato. E non per colpa loro, ma degli uomini.

È stata forte la dimensione testimoniale, accanto agli interventi. La testimonianza di suor Mercedes Casas sulla vita consacrata: che bellezza! Semplice, descrittiva, resa in modo molto femminile. Mi ha colpito.

Provvidenzialmente uno dei giorni in cui si è svolta l’assemblea della Cal è coinciso con la giornata della donna, cioè l’8 marzo. Quella mattina c’è stato un fatto importante e commovente, un’esperienza vitale che è rimasta impressa nel cuore di ogni partecipante: lei, signor cardinale, presidente della Cal, ha chiesto personalmente perdono alle donne. Che cosa l’ha spinta a farlo?

L’idea è nata in me mentre si avvicinava la giornata della donna e quel gesto l’ho compiuto in prima persona senza coinvolgere gli altri, sebbene avesse senso anche per loro. Ho pensato ai miei limiti, agli errori del passato, al mio piccolo mondo personale e a tutto ciò che avevamo ricordato nelle giornate precedenti sulla situazione concreta delle donne, i maltrattamenti, la violenza, la tratta, il femminicidio, il disprezzo, la violenza familiare… In quel quadro, e volendo compiere quel giorno un gesto semplice di riconoscenza, l’ho fatto in modo spontaneo, come uomo di fronte a quelle donne. E così è stato: mi sono sentito commosso, mortificato, sinceramente pentito per i peccati degli uomini nei confronti delle donne. È stato un gesto simbolico. Penso che sia nello spirito di Papa Francesco.

Manifestazionecontro i femminicidi

Il momento culminante della plenaria è stata l’udienza con il Papa. Tra le conclusioni dell’incontro latinoamericano lei ha posto la questione di un sinodo della Chiesa universale sul tema della donna nella vita e nella missione della Chiesa. Pensa che sarebbe possibile immaginare un sinodo non solo con la metodologia che oggi si applica negli incontri sinodali, ma anche con una nuova modalità, proprio quella utilizzata nell’assemblea della Cal, dove vengono ascoltati sia uomini sia donne?

Evidentemente il tema “donna” comporta la partecipazione di donne. Forse bisognerebbe cambiare la modalità dei sinodi. Ci potrebbero essere sinodi con la partecipazione di vescovi e sinodi più ecclesiali, con laici e religiosi, con un numero significativo di donne, per tutti i temi. Ma il tema della donna non può essere rimandato. È tra le urgenze della Chiesa.

L’America latina è stata un catalizzatore che vale per tutte le culture; per alleviare un po’ la prostrazione in cui vivono generalmente le donne. La Vergine Maria è il massimo a cui possiamo pensare per un essere umano e alla sua luce è necessario rivedere la condizione attuale della donna con spirito di libertà evangelica. L’esperienza totalmente positiva di questo scambio d’idee nella Cal potrebbe ispirarci per la metodologia del futuro. Non dobbiamo rimandare il tema perché ci darà quello che ci ha dato la plenaria: è stata sinodale e ci ha portato a un punto di comunione. Lo Spirito santo ci porta in questa direzione.

di María Lía Zervino

Marc Ouellet

Il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, ogni sabato si riunisce con Papa Francesco per trattare temi delicati come le nomine e le problematiche episcopali. È anche presidente della Pontificia commissione per l’America latina (Cal), creata da Pio xii nel 1958, in unione e sotto la tutela dell’attuale Congregazione per i vescovi. La Cal lavora in sintonia e in coordinamento con il Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano. Il cardinale, che appartiene ai sulpiziani, parla perfettamente spagnolo grazie alla sua permanenza e alle sue docenze universitarie in Colombia. Il cardinale è stato tra l’altro segretario del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e arcivescovo di Québec, e dunque primate del Canada. Dal 2010 vive a Roma, al servizio della Curia romana.

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