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Quando il sogno diventa la scena del crimine

· «Inception» di Christopher Nolan ·

Improvvisamente qualcuno riesce a entrare nel vostro subconscio mentre state dormendo e comincia a influenzare i vostri sogni, a manipolarli, a carpirne i segreti più reconditi e addirittura a impiantare nella vostra mente il germe di un'idea capace di mutare il corso della vostra vita e quella di altre persone. Benvenuti nel mondo di Inception , ultima creazione del regista Christopher Nolan, dove è possibile violare un'esperienza privata come poche altre: il sogno. Una dimensione che va ben oltre la già spinta visionarietà dell'universo di Matrix , che pure sembrava estremo nella sua carica immaginifica, dove gli uomini credevano di vivere in un mondo reale ma che invece era creato e controllato dalle macchine.

In Inception tutto avviene all'interno della mente. E il sogno diventa la scena del crimine. Una scena in cui si muove del tutto a suo agio Dom Cobb (Leonardo DiCaprio), ladro abilissimo, sicuramente il migliore al mondo se si tratta della pericolosa arte dell'estrazione, ovvero il furto di preziosi segreti dal profondo del subconscio quando la mente è al massimo della sua vulnerabilità, durante il sogno, appunto. Per questa sua abilità Cobb è richiestissimo nel mondo dello spionaggio industriale. Ma quella stessa capacità lo sta costringendo a fuggire da un passato dal quale non riesce a liberarsi, e dai suoi affetti, i due figli, che non può rivedere perché in patria è un ricercato.

Cobb vede profilarsi un'insperata possibilità di riscatto: un ultimo lavoro che potrebbe restituirlo alla sua vita. Ma perché ciò si avveri, dovrà riuscire in un'impresa considerata inattuabile persino in questa dimensione. La sua squadra non dovrà rubare un segreto, ma al contrario riuscire a innestare un'idea nella mente di un rivale in affari del committente. Sarà l'inizio di una vera e propria guerra, nella quale lui e i complici saranno costretti a muoversi senza adeguata preparazione su un campo inesplorato, affrontando un nemico inatteso. Un nemico di cui solo Cobb avrebbe potuto intuire l'esistenza. Ma per lui la posta in palio è troppo alta per rinunciare.

Con questa pellicola Nolan — che già con Memento (2000) aveva dato dimostrazione della sua bravura nel giocare con il tempo e il montaggio prova a ridefinire i confini del thriller fantascientifico, spingendoli più avanti, inserendovi anche sfumature noir. Tuttavia l'operazione Inception è in qualche modo pericolosa, perché l'intricata trama rischia di compromettere in ogni momento l'attenzione. Ci si può facilmente perdere nel continuo mescolarsi della realtà con un labirintico mondo onirico multistrato in cui i sogni, «vissuti» in contemporanea da più persone, si sdoppiano e addirittura si triplicano. Trasformandosi a volte in incubi.

A tenere vivo l'interesse, oltre alla trama, è il susseguirsi di scene visivamente spettacolari. E non si tratta solo di quelle in cui si fa uso della computer grafica — gli edifici di Parigi che si ripiegano su se stessi in un'irreale prospettiva, una città disabitata che si sgretola in riva al mare, o, ancora, corridoi capovolti in cui si muovono personaggi in uno spazio senza gravità — altrettanti esempi di come si possa stupire oggi al cinema senza dover ricorrere all'abusato 3D.

Ma anche di quelle sequenze girate in maniera più classica, sfruttando scenografie, effetti speciali e stuntman, come, ad esempio, l'irruzione di un treno in corsa — riprodotto in dimensioni reali — in una trafficata strada del centro di Los Angeles.

Da questo punto di vista Inception non è solo un inquietante thriller psicologico, ma è anche film d'azione, in cui l'autore di Insomnia (2002), Batman Begins (2005), The Prestige (2006) e Il cavaliere oscuro (2008) mette in campo tutto il repertorio del genere. Ciononostante la parte più intrigante del film è legata alla psicologia del protagonista, al suo mondo inconscio al quale singolarmente accede nel sonno attraverso un ascensore in grado di scendere negli stadi più profondi e reconditi.

Particolarmente interessante è il suo rapporto con la moglie, interpretata da una brava Marion Cotillard, il cui fantasma lo perseguita nei suoi e negli altrui sogni, determinandone quella pericolosa instabilità che regge di fatto l'intera vicenda. Per inciso, dopo Shutter Island, inusuale thriller psicologico firmato Scorsese, DiCaprio si trova a vestire nuovamente i panni di un uomo costretto a fare i conti nel suo subconscio con una moglie morta.

Forte anche della presenza, sia pure in ruoli marginali, di attori come Michael Caine, Pete Postlethwaite e Tom Berenger, Inception — pur con le smagliature dovute alla complessità della costruzione — si candida a essere per gli amanti del genere una sorta di anti Matrix. E, come accaduto per le pellicole di quella trilogia diventata cult, è un film che o si odia o si ama.

Comunque sia, Nolan, con la sua vena visionaria, dà un'altra dimostrazione delle possibilità offerte oggi dal cinema, dalla sua potenzialità di creare ciò che è difficile persino immaginare.

In questo caso un futuro per nulla rassicurante dove anche i sogni, altrui, hanno un prezzo. Che qualcuno è disposto a pagare.

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