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Quando il sacro
è in serio pericolo

· Profanati in Francia numerosi luoghi di culto e di sepoltura ·

Inizio anno 2019 difficile per i credenti in Francia. Se l’attenzione del mondo intero si è concentrata nei giorni scorsi sul drammatico incendio che ha colpito la cattedrale di Notre-Dame di Parigi il 15 aprile, vanno anche ricordati i numerosi atti di vandalismo e di profanazione dei luoghi di culto o di sepoltura su tutto il territorio. L’ultimo episodio, appena una settimana fa, riguarda le chiese di due villaggi in Normandia, i cui tabernacoli sono stati svuotati e le ostie consacrate gettate a terra. Una settimana prima era stata colpita la chiesa di San Pietro a Montluçon, cittadina situata al centro del paese: il tabernacolo è stato danneggiato e il ciborio con le ostie consacrate rubato. Ma è stato il mese di febbraio a rivelarsi particolarmente buio: profanate alcune tombe del cimitero ebraico di Quatzenheim, in Alsazia, come pure cinque chiese cattoliche nell’arco di una sola settimana, a Digione, in Borgogna, a Nîmes, in Occitania o ancora a Maison-Laffitte, nei dintorni di Parigi. Una brusca intensificazione dopo il 2018 già segnato da numerosi episodi analoghi.

Messa di riparazione a Notre-Dame-des-Enfants di Nîmes

Ogni giorno in Francia, infatti, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla gendarmeria nazionale, sono vandalizzate tre chiese. Un dato confermato dal ministero degli interni che dichiara 1.063 atti compiuti contro gli edifici cristiani, compresi i cimiteri per il 2018, un numero in aumento rispetto al 2017, in cui ne erano stati registrati 1.038. Molto inquietante anche il numero di episodi di antisemitismo nel paese: in diminuzione nel 2016 e 2017, è cresciuto di quasi il 75 per cento nel 2018, anno in cui gli episodi di razzismo sono passati da 311 nel 2017 a 541. Tra questi episodi, 183 sono atti di antisemitismo (81 casi di violenza, tentativi di omicidio e un omicidio, 102 atti diretti ai loro beni) e 358 minacce. Oggi le forze dell’ordine e i militari dell’operazione Sentinelle devono assicurare la protezione di 824 siti legati alla comunità ebraica. In diminuzione invece gli episodi di violenza contro i musulmani, al livello più basso dal 2010 con 100 casi registrati.

Immediata l’ondata di espressioni di indignazione e di condanna da parte delle autorità pubbliche dopo le recenti profanazioni e gli atti di vandalismo. «Siamo determinati a proteggere tutti i francesi, a proteggere la laicità, la libertà di non credere come quella di credere, nel rispetto e nella sicurezza. Questi dati dimostrano che non dobbiamo allentare la vigilanza», ha dichiarato il ministro degli interni Christophe Castaner. «Antisemitismo, islamofobia, cristianofobia, razzismo, xenofobia: non si tratta di piccole offese, di piccoli insulti», ha proseguito il ministro, promettendo che «ogni colpevole sarà identificato e giudicato». Laurent Nunez, sottosegretario al ministero degli interni, ha dichiarato a sua volta che «questo bilancio dimostra che abbiamo ancora molta strada da fare. Il governo ha messo in opera una strategia ambiziosa e determinata. Con tutti gli attori implicati, continueremo a batterci e non ci fermeremo finché imperversa l’odio».

Questi tristi episodi contro simboli e luoghi di culto sono stati comunque l’occasione per i credenti francesi di esprimere la loro solidarietà reciproca. Dopo la profanazione delle tombe nel cimitero ebraico a Quatzenheim, a metà febbraio, la Conferenza dei vescovi aveva espresso sostegno incondizionato alla comunità ebraica in Francia costituita dai «fratelli maggiori nella fede», condannando più generalmente «ogni attacco e ogni violenza diretti contro i luoghi di culto o i credenti a causa della loro religione». Termini analoghi a quelli della comunità musulmana che dopo gli atti di vandalismo che avevano colpito ben tre parrocchie nel dipartimento delle Yvelines, vicino a Parigi, ha manifestato «la sua profonda indignazione» ed espresso «la sua più viva emozione e solidarietà con i fratelli cattolici».

Quali sono le reazioni a livello locale? «Nelle ore che hanno seguito la profanazione della chiesa di Notre-Dame a Digione, lo scorso 9 febbraio, la notizia si è diffusa molto rapidamente e abbiamo ricevuto messaggi di stima e sostegno, compreso quello del governo francese, attraverso il sottosegretario del ministero degli interni», racconta al nostro giornale don Emmanuel Pic, uno dei preti della parrocchia. Tuttavia, prosegue il sacerdote, «vorrei sottolineare un punto particolare, molto preoccupante per i credenti di altre fedi: noi abbiamo ricevuto soltanto messaggi di appoggio, di indignazione, di incredulità, mentre negli altri casi, quando si tratta di profanazioni di sinagoghe o moschee, alle espressioni di indignazione si aggiungono purtroppo anche le ondate di insulti». «Nella nostra chiesa — conclude don Emmanuel Pic — si è trattato senza dubbio di un atto di profanazione, noi però non siamo vittime di istinti antireligiosi o xenofobi; anche se vi sono certamente persone ostili alla chiesa, le reazioni non assumono le stesse proporzioni, compresi i social media, strumento ideale per veicolare gli insulti».

Svastiche sulle stele del cimitero ebraico, tabernacoli vandalizzati, crocifissi spezzati e ostie consacrate gettate a terra, il trauma per i fedeli è stato estremamente violento. La polizia è attualmente alla ricerca degli autori di questi atti, il cui profilo è difficile da definire, e il suo compito è delicato perché la maggior parte dei luoghi di culto non hanno un sistema di videosorveglianza. A volte può trattarsi di un semplice gesto di sfida, come quello dei due spavaldi adolescenti che hanno incendiato la cattedrale di Saint-Alain, a Lavaur, nel sudovest della Francia, rovesciando come per gioco un cero acceso sulla tovaglia dell’altare. Lo racconta uno dei sacerdoti della chiesa, Joseph Dequick, che dopo aver parlato a lungo con i due ragazzi si è reso conto che si trattava «di una bravata di adolescenti, ora profondamente rammaricati dell’atto compiuto». A Saint-Sulpice, una delle più grandi chiese di Parigi, dopo l’incendio divampato il 19 marzo scorso all’ingresso dell’edificio la polizia non esclude invece la pista del regolamento di conti tra senza fissa dimora che hanno bruciato i loro indumenti. Ma le chiese di Notre-Dame a Digione e Notre-Dame-des-Enfants a Nîmes sono state senza dubbio profanate intenzionalmente. «Certamente vi sono persone che hanno la Chiesa nel mirino per vari motivi che io ignoro o che detestano la Chiesa. Quello che è sicuro è che la profanazione della nostra chiesa è stata compiuta da una persona che sapeva perfettamente quello che stava facendo, non ha colpito a caso i muri della chiesa ma i suoi simboli, il tabernacolo, le ostie consacrate», osserva ancora don Emmanuel Pic. Lo stesso è successo nella chiesa di Nîmes, dove ignoti vandali hanno danneggiato il tabernacolo, gettato le ostie a terra e compiuto altri gesti ignobili.

Considerando il quadro generale dell’attualità di questi ultimi mesi in Francia, emerge anche l’ipotesi che i simboli e le istituzioni religiose siano loro malgrado vittime di un più vasto clima di protesta e di sfiducia. Non a caso, per esempio, la città di Digione è stata uno dei centri della rivolta dei “gilet gialli”, che ogni sabato vede elementi violenti per le strade e un’atmosfera molto pesante. Oltre alla chiesa, in città sono stati vandalizzati anche i locali di un commissariato letteralmente preso d’assalto dai manifestanti. Sempre secondo don Pic, «questo dimostra la difficoltà oggi di comprendere il senso e l’importanza di un atto a carattere simbolico, e ciò vale anche per le chiese, obiettivi altamente simbolici». Ma le principali vittime collaterali della rivolta dei “gilet gialli” sono gli ebrei di Francia. Alcuni gruppi radicali noti per il loro antisemitismo gravitano intorno al movimento di contestazione e negli ultimi tre mesi gli insulti si sono moltiplicati per le strade e sui muri.

A seguito di questa ondata di atti di vandalismo e di profanazioni, ci si interroga oggi in Francia sulle modalità di accesso ai luoghi di culto. «Bisogna lasciarli aperti», è questo il desiderio unanimemente espresso, la frase ovunque ripetuta. Ecco perché dopo l’incendio della cattedrale di Lavaur, la priorità per i fedeli è stata di adoperarsi al più presto per ripulire la loro chiesa, riaperta soltanto due giorni dopo il dramma. Ecco perché a Digione dopo la riapertura della chiesa si è notato un aumento del consumo dei ceri, segno tangibile di un numero sempre crescente di fedeli.

Si tratta quindi di trovare il giusto equilibrio. «Stiamo considerando la possibilità di installare una telecamera nella chiesa, dopo tre atti di vandalismo recenti — conclude don Pic — per consentire alla chiesa di essere sempre aperta in condizioni di sicurezza per i fedeli così come per i sacerdoti e i loro collaboratori».

di Charles de Pechpeyrou

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19 agosto 2019

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