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Quando il Paese
non era chiuso a chiave

· L’ostello degli ambasciatori di Fukuoka, nell’isola di Kyushu, crocevia carico di storia ·

Korokan era il cosiddetto ostello degli ambasciatori. Ce n’erano tre in tutto il Giappone, a Kyoto, a Osaka e a Fukuoka. Oggi quegli antichi edifici sono scomparsi, ne resta solo uno, quello di Fukuoka, nell’isola di Kyushu.

Il sito è oggi un piccolo museo piuttosto trascurato da turisti e passanti. All’interno si possono osservare le fondamenta in pietra dell’antico palazzo. In un angolo c’è la ricostruzione in legno dell’aspetto che avrebbe avuto l’edificio quando era in funzione e alcuni antichi oggetti, quali brocche e vecchie note commerciali.

Un ritratto del monaco  Kukai il  fondatore del buddismo Shingon

«Il Korokan era attivo tra il periodo Nara e quello Heian, ossia tra il vii e l’xi secolo», mi dice un anziano signore che fa da guida.

Dunque il Giappone, secoli prima dell’attuazione dell’autarchica politica del sakoku, era un Paese aperto agli scambi internazionali, non quel Paese “sotto chiave” (sakoku in giapponese) come l’avevano conosciuto i portoghesi quando vi sbarcarono involontariamente — in seguito a un naufragio sull’isola di Tanegashima — nel xvi secolo.

«Al Korokan di Fukuoka alloggiò anche il grande Kukai, il fondatore del buddismo Shingon», mi dice l’anziana guida indicandomi, non senza un pizzico d’orgoglio, un vecchio ritratto di Kukai appeso al muro.

Nel ix secolo Kukai era un monaco sconosciuto che viaggiò in Cina al seguito di una missione sponsorizzata dal Governo giapponese per apprendere i rudimenti del buddismo e cercare nuovi spunti culturali da riadattare in patria.

Il viaggio in nave cominciò proprio a Fukuoka: era nelle stanze del Korokan che ci si preparava nell’attesa che il tempo volgesse per il meglio. Non a caso questo è lo stesso stretto di mare che rese famosa la parola kamikaze, il “vento divino”. A Fukuoka (allora Hakata) i mongoli tentarono l’invasione dell’arcipelago giapponese fallendo miseramente proprio in seguito a una tremenda tempesta che disperse le loro navi.

Il sito dove oggi si riscoprono i resti del Korokan è circondato da un’immensa recinzione a forma di cerchio. Qui i giapponesi vengono a fare jogging o a passeggiare durante i fine settimana, ma raramente gettano uno sguardo oltre la recinzione. Un tempo non era così, anzi, c’era sempre una gran ressa dove oggi sorge il desolato museo.

Sullo stesso sito infatti sorgeva il leggendario stadio di baseball Heiwadai costruito nel 1949. Leggendario perché a dargli il nome fu Okabe Heita, ovvero il padre dello sport moderno giapponese. Proprio perché lo stadio nacque subito dopo la resa giapponese nella seconda guerra mondiale venne battezzato, come tanti altri luoghi in Giappone, con un nome di buon auspicio: la collina della pace.

A due passi da qui si sale sul castello della città sulla cui torre più alta, meno di due secoli fa, il signore locale (daimyo) saliva a gettare lo sguardo sui propri territori.

Il castello è in qualche modo legato alla storia del cristianesimo in Giappone in quanto venne fondato dallo stratega militare di Toyotomi Hideyoshi, proprio quel primo generale che diede inizio alla persecuzione nei confronti dei cristiani. Una persecuzione che sarebbe durata oltre due secoli e mezzo.

di Cristian Martini Grimaldi

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20 marzo 2019

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