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Quando il dubbio
è la sola arma
che permette
di procedere

· In «Mara», ultimo libro di Ritanna Armeni ·

Ha sempre a che fare con donne salde ma in bilico Ritanna Armeni nei suoi libri. Che si tratti delle operaie della Fiat di Marchionne (Lo squalo e il dinosauro, 2012), delle aviatrici del reggimento n. 588 dell’esercito sovietico (nel meraviglioso Una donna può tutto, 2018) o di una ragazza fascista; che si tratti di un saggio, di una storia vera o di un romanzo inventato, Armeni finisce calamitata lì, alle prese con destini femminili complessi, annodati e sfaccettati, impossibili da schiacciare su una sola, rassicurante dimensione. Non contenta, con l’ultimo libro Ritanna Armeni intreccia ancor più i tessuti, scegliendo di dar voce e corpo a una protagonista che sta sull’altro versante della Storia.

Particolare dalla copertina del romanzo

Perché con Mara. Una donna del Novecento (Milano, Ponte alle Grazie 2020, pagine 304, euro 16,80) Ritanna Armeni — che ha lavorato (tra gli altri) a «Il manifesto», «Rinascita», «l’Unità» e «Liberazione» e che è stata a lungo portavoce di Fausto Bertinotti — racconta la storia di una ragazza italiana nata nel 1920 e dunque cresciuta nel pieno del ventennio fascista.

Mara ha 13 anni quando inizia il romanzo, vive a un tiro di schioppo da quel balcone di Piazza Venezia a cui guarda con dedizione e passione. Padre bottegaio, madre casalinga, una sorella minore e un fratellino neonato (di cui detesta prendersi cura), i suoi punti di riferimento sono l’elegante e colta zia Luisa e Nadia, l’amica del cuore, entrambe fasciste convinte. Quel che Mara vuole è diventare una donna indipendente e realizzata (scrittrice? giornalista?), un futuro possibile grazie a quel Mussolini che campeggia nel salotto di casa, e che pare finalmente riconoscere un ruolo pubblico anche al femminile. Il cammino trionfale di un’Italia che sembra moderna, vincente, al passo con i tempi, in corsa per il primo posto, passa anche da lì.

Poi — lo dice la Storia — le cose si complicano. Mara non può non vedere quel che realmente sta accadendo al suo Paese, ai suoi vicini, alla sua famiglia. Arrivano i primi scricchiolii, il dubbio, arrivano le ferite, i grandi dolori. Travolte in un attimo dagli ostacoli personali e collettivi, ci si ritrova cambiate per sempre.

Mara cresce, matura. Armeni sembra starle via via più vicino man mano che le certezze si sgretolano, man mano che Mara cerca di dare un senso a tutto ciò che accade, di trovare risposte a quelle domande che è impossibile lasciare inascoltate. Sua madre, la zia, la sorella Anna (bellissimo personaggio), Nadia, il fidanzato: ognuno segue le sue risposte, che non sono necessariamente quelle di Mara. Fatica a trovarle, Mara («Invidio Nadia che ha avuto il coraggio di andarsene, di lasciare tutto per raggiungere quello che vuole. Che importa se è sbagliato? Invidio Anna che vive già in un futuro che io neppure immagino, ma che lei già possiede. (…) Invidio zia Luisa. Ha visto crollare il suo mondo. Dovrebbe sentirsi sconfitta, ma i rimpianti comincia a buttarseli dietro le spalle»). Fatica terribilmente Mara, ma non per questo si arrende. Continua a domandarsi, e a cercare.

È un libro coraggioso Mara. Una storia — nella Storia dell’Italia del Novecento — che punta il fuoco sul buio che non è mai completamente buio, e sulla luce che ha sempre delle ombre. Perché alla fine di ogni capitolo del romanzo, la scrittrice Armeni lascia il posto alla giornalista Armeni, che firma dei corsivi storici raccontando le tante, contraddittorie facce del rapporto tra il fascismo e le donne. Confida i suoi sentimenti ambivalenti «di fronte alle loro storie — ne ho lette tante, tutte dolorose, drammatiche, ostinate». E — soprattutto — ha il coraggio di riconoscere che errori sono stati fatti anche dall’altra parte; in mezzo, schiacciate, sempre le stesse vittime, vittime due volte. «Questo accadeva alle donne, che fossero dalla parte giusta o dalla parte sbagliata, ma che volevano battersi come gli uomini. Non solo uccise come avviene in guerra fra fazioni nemiche, ma stuprate e messe alla gogna. Un destino comune e diverso da quello degli uomini».

Mara impara a guardare ben oltre le proprie certezze, e i propri errori. Impara che il dubbio è la sola arma che permette di procedere. A fatica, ma di procedere.

di Giulia Galeotti

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23 febbraio 2020

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