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Quando il Bambino ha il volto dei popoli del mondo

È affidata al canto degli angeli la più grande rappresentazione della nascita di Gesù nell’appartamento del segretario di Stato, nel Palazzo Apostolico. Al centro della grande anticamera, su un raso rosso, sono collocati cinque angeli in latta di varia misura con in mano una candela bianca. Provengono da Guanajuato, in Messico, e sono opera di Fernando González. Lo scintillio della latta provocato dalle luci a led inserite nel loro interno e i festoni colorati che li sovrastano accentuano l’atmosfera natalizia e fanno da cornice ideale al grande presepe allestito lì accanto.

Colpiscono subito le parole del canto degli angeli riportate sul drappo dove sono adagiate le statuine: Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Parole che si ricollegano idealmente a quanto detto da Benedetto XVI in occasione del Natale di qualche anno fa: «Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo è venuto sulla terra. Per questo da lì emana una luce per tutti i tempi; per questo lì s’accende la gioia; per questo lì nasce il canto». La struttura portante del presepe è in polistirolo. Le statuette in cera sono opera di Marco Miranda. Non manca la cura per i dettagli: sfondo in mattoncini, scene di vita quotidiana e Gesù che nasce in mezzo allo scorrere della vita nella città. Accanto al presepe c’è l’albero di Natale, un abete addobbato con palline in ceramica, angeli e stelle di latta dipinta, anche questi opera di artigiani messicani.

Proseguendo all’interno dell’appartamento — accompagnati da Luca Orlandi, che ci spiega le particolarità di ogni presepe — nel corridoio che introduce alla sala di San Giovanni Battista ci si imbatte in un dipinto, copia di una Natività del Perugino. All’interno della sala si trova una copia in calco — eseguita nei laboratori dei Musei Vaticani — del più antico presepe realizzato da Arnolfo di Cambio nel 1291, poco meno di settant’anni dopo quello «vivente» di Greccio del 1223. Era stato scolpito per essere collocato nella cappella Sistina della basilica romana di Santa Maria Maggiore, dove si conservano le reliquie della culla di Gesù. Ancora dai laboratori dei Musei Vaticani è giunta una copia in calco del frammento di un coperchio di sarcofago raffigurante la scena dell’Epifania, rinvenuto presso la Necropoli vaticana e risalente al 380 circa. È stato rappresentato il momento dell’arrivo dei tre re Magi che recano oro, incenso e mirra. Accanto si scorge Gesù nella mangiatoia, insieme con Maria e Giuseppe.

Su un tavolino sono stati esposti alcuni breviari aperti alle pagine che riguardano la Natività. Due di essi sono autentiche opere d’arte: uno risale al 1486 ed è illustrato con artistiche miniature, l’altro, di mirabile fattura, è del 1707. Su un altro lato della sala sono stati sistemati una serie di piccoli presepi, di materiali diversi e di varia provenienza: in ceramica dal Panama, in legno e madreperla da Betlemme, in vetro con base in smeraldi dalla Colombia, in terracotta dal Nicaragua, in porcellana dal Giappone, in ceramica da Caltagirone. Non manca un’icona della tradizione russa, a forma ovale, con la Madonna e il Bambino.

Nella sala dei trattati ci si imbatte in un tradizionale presepe napoletano in miniatura, opera di Domenico Bonifacio, di Torre del Greco. Poco più in là, altri tre presepi appartenenti alla tradizione napoletana. Il più grande è opera dell’architetto Aniello D’Antonio, sempre con la collaborazione di Domenico Bonifacio: è stato realizzato in memoria di Giovanni Paolo II e donato nel 2008 al segretario di Stato. La particolarità di questo presepe è che mancano i pastori tradizionali, perché — nelle intenzioni degli ideatori — i pastori sono in realtà tutti quelli che si avvicinano alla mangiatoia di Gesù per rivivere il mistero di quella notte. Sullo sfondo della scena si vedono la basilica di San Pietro e la torre campanaria di Romano Canavese, il paese natale del cardinale Bertone. Le altre due creazioni artistiche sono in ceramica e stoffa, e in terracotta.

Nel salottino Consalvi sono esposte due rappresentazioni: una, in cartapesta, ha il tetto in bambù, lo sfondo sapientemente lavorato e i personaggi appartenenti a un presepe di Giovanni Paolo II esposto nel suo appartamento privato durante gli anni del suo pontificato; l’altra, in ebano, proviene dal Kenya e vuole ricordare l’Africa, dove Benedetto XVI si è recato nel novembre scorso. Nella sala di San Sebastiano sono sistemati altri due presepi. Il più maestoso, ottenuto da una radice di olivo della varietà Rosciola, vecchia più di duecento anni, proviene dalla collina nella contrada Le Coste, di Olevano Romano, ed è stato donato dalla tenuta della famiglia Minosse nel 2009. L’altro, in ceramica, giunge dal Perù ed è adornato con tre sfere (sempre in ceramica) di fattura messicana.

Eccoci infine nello studio del segretario di Stato, dove un grande albero di Natale affianca le statue di un presepe proveniente da Valencia. Altre creazioni artistiche constano di differenti materiali e giungono da ogni parte del mondo: sono in legno di olivo, in porcellana, in ceramica argentata, in terracotta e stoffa, in vetro e pietre, e vengono da Betlemme, da Parigi, dalla Sicilia, da Capodimonte, dal Messico, dalla Bolivia, dalla Repubblica Dominicana. La nostra visita si conclude nella cappella del segretario di Stato, dedicata alla Vergine Maria Annunziata, dove è esposto un presepe in argento e terracotta policroma, dono del Perù a Giovanni Paolo II, il quale lo conservava nella camera del suo appartamento privato.

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20 settembre 2019

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