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L’accoglienza
che porta frutto

· ​All’Angelus il Pontefice commenta la parabola del seminatore ·

Vincent Van Gogh, «Il seminatore»

Nella parabola del seminatore «Gesù effettua una “radiografia spirituale” del nostro cuore, che è il terreno sul quale cade il seme della Parola»: lo ha detto il Papa all’Angelus del 16 luglio, commentando il vangelo domenicale (Matteo 13, 1-23) per i fedeli presenti in piazza San Pietro. In proposito ha spiegato che il cuore umano «come un terreno può essere buono e allora la Parola porta frutto», ma «può essere anche duro, impermeabile» e allora la Parola  VI «rimbalza come su una strada».

Ma tra queste due realtà Francesco ha individuato altri «due terreni intermedi». Il primo è quello «sassoso, per cui il seme germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde. Così è il cuore superficiale, che vuole pregare, amare e testimoniare, ma non persevera, si stanca e non “decolla”». Insomma è «un cuore senza spessore, dove i sassi della pigrizia prevalgono». Il secondo invece è il terreno «spinoso, pieno di rovi che soffocano le piante buone». E, ha chiarito il Pontefice con un’immagine efficace, spesso «i rovi sono i vizi che fanno a pugni con Dio» soffocandone «la presenza». Come «gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente per il potere»: i quali se coltivati soffocano la crescita di Dio «in noi». Da qui la raccomandazione conclusiva del Papa a trovare «il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi».

L’Angelus del Papa

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22 settembre 2019

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