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Quando i piccoli
costruiscono ponti

· ​Il Papa dialoga con i bambini di Genova, della Sardegna e di Napoli arrivati in treno in Vaticano ·

Alcuni hanno visto le loro vite e le loro case spezzate dal crollo del ponte Morandi a Genova, altri hanno conosciuto l’isolamento per l’inondazione che in Sardegna nel 2013 ha distrutto anche le loro scuole, altri ancora hanno sotto gli occhi ogni giorno illegalità e ingiustizie nei quartieri più difficili di Napoli. Eppure non hanno ceduto alla rassegnazione e investono tutto sulla speranza. Quattrocento bambini sono venuti da Genova, dalla Sardegna e da Napoli per dirlo personalmente a Papa Francesco, che li ha accolti a braccia aperte — tra confidenze, consigli e domande — come un nonno fa con i nipoti, in un clima di famiglia, sabato mattina, 8 giugno, a San Damaso.

Proprio il “cortile nobile” nel cuore del Vaticano, dunque, ha fatto da cornice alla settima iniziativa del “Cortile dei gentili” denominata il «Treno dei bambini». E che, in realtà, stavolta è anche «nave dei bambini», visto che la metà di loro è arrivata, appunto, via mare dalla Sardegna: precisamente da cinque comuni sconvolti dal ciclone Cleopatra che nel novembre 2013 fece morti e spazzò via case e opportunità di lavoro, «e anche due bambini che oggi sarebbero stato qui con noi» hanno detto a Francesco.

Francesco ha salutato e incoraggiato, in particolare, venticinque bambini genovesi sfollati dopo la tragedia del ponte Morandi: ma anche se si sono trasferiti in un’altra zona della città con la famiglia, continuano a frequentare la stessa scuola — che dista appena trecento metri da quel che resta del viadotto che chiamano con timore “il mostro” — e non hanno perso così le amicizie coi compagni di classe. E un gruppo di loro ha voluto ringraziare il Papa per questo incontro cantando un rap su ritmo di Affacciati alla finestra di Jovanotti.

Gli stessi sentimenti hanno animato anche il «percorso di avvicinamento» vissuto dai bambini sardi e napoletani che hanno raccontato al Pontefice sempre con disegni e scritti, il loro quotidiano. «È un’esperienza che ha consentito loro di affrontare di petto le questioni sociali, parlando di inclusione, accoglienza, creatività e arrivando a elaborare insieme persino proposte concrete di riqualificazione e rilancio del loro territorio» confermano i professori.

Tutto questo ha fatto da premessa alle parole a braccio del Papa. Di più, è proprio dagli incontri schietti e personali, dall’ascolto delle testimonianze e dall’aver visto disegni e poesie che Francesco ha preso spunto per rispondere, davvero come un “nonno”, alle domande di suoi cinque “nipoti”. 

di Giampaolo Mattei

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15 dicembre 2019

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