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Quando il cielo cade

· Negli occhi di una bambina la strage nazista della famiglia di Robert Einstein ·

La strage di Rignano sull’Arno è un capitolo tragico e ancora buio della storia d’Italia. Lorenza Mazzetti, classe 1927, l’ha vissuta quando era bambina e l’ha raccontata nel suo libro Il cielo cade (Sellerio), vincitore, nel 1961 del premio Viareggio. 

Il cielo cadde addosso a due bambine, il 3 agosto 1944, Lorenza e Paola, la sua gemella, che, orfane di padre e di madre furono accolte a vivere nella tenuta toscana della zia, Nina Mazzetti e di suo marito, Robert Einstein, cugino di Albert. Robert era fuggito dalla Germania e si era stabilito con la moglie e le sue due figlie in Toscana, a poca distanza dalla sorella di Albert Einstein stesso, Maya che, nella sua casa di Sesto fiorentino, riceveva artisti e scrittori, dando vita a un ambiente artistico e internazionale apparentemente al sicuro dalle persecuzioni e dalla guerra.

Lorenza Mazzetti

Durante la ritirata, i tedeschi occuparono parte della villa di Robert Einstein. Gli ufficiali si mostrarono stranamente gentili con la famiglia, giocando a scacchi e ascoltando Mozart e Beethoven. Lorenza Mazzetti ricorda come rimase esterrefatta sentendo le parole di un tenente che profetizzava un futuro in quel momento assolutamente inimmaginabile: «Quando la guerra sarà finita, ci impiccherete tutti perché non sapete le cose terribili che abbiamo fatto». Dopo che il comando fu partito, proprio mentre i bombardamenti inglesi infuriavano a qualche chilometro di distanza, due soldati tedeschi vennero a bussare alla porta della famiglia, chiedendo di Robert, ma Nina Mazzetti ebbe il sangue freddo di dire che era partito. Fu così che Robert Einstein, seppur con riluttanza, fuggì e si rifugiò nel bosco, pensando in tal modo di non mettere in pericolo la moglie, non ebrea, e le due figlie. I soldati tornarono il giorno dopo in gran numero e dopo aver trascinato nell’aia Nina e le sue due bambine, le fucilarono. Lorenza e Paola, rimaste chiuse in casa, sentirono gli spari e videro i corpi della zia e delle cuginette riversi nel sangue e nella polvere: le due Mazzetti erano state risparmiate perché il loro cognome non era ebreo.
La vita di Lorenza, dopo i terribili fatti di cui fu spettatrice, cambiò bruscamente: dopo la maturità classica si iscrisse a filosofia, ma lasciò subito Firenze, con l’intenzione di sfuggire ai fantasmi che la perseguitavano. Volò a Londra, dove si ritrovò improvvisamente senza soldi, costretta a lavorare come lavapiatti per mangiare, poiché il suo tutore aveva dilapidato il patrimonio lasciatole dallo zio Robert Einstein. Ma Lorenza aveva un’urgenza dentro di sé, ed era quella di raccontare le tenebre che la attanagliavano: leggendo Kafka, si riconobbe nello sguardo di «stupefatto orrore» dello scrittore praghese nei confronti della realtà, mentre il volto deformato dei papi di Francis Bacon, in una mostra vista a Londra, la portò a volersi iscrivere alla Slade School of Fine Art, dove Bacon insegnava. Senza un soldo, ma estremamente motivata, Lorenza si recò al college inglese e chiese con insistenza di vedere il direttore, William Coldstream. Diceva di non avere i soldi per pagare, ma, «poiché era un genio» doveva essere ammessa alle lezioni. Insistendo nel chiedere un colloquio con il direttore, Lorenza non capì che la persona a cui stava protestando le proprie ragioni non era un inserviente, ma Coldstream in persona che, colpito dalla sua eccentrica sfrontatezza, le permise di frequentare i corsi. Il direttore non sarebbe stato deluso da questa giovane ragazza fiorentina che, dopo poco, rubando le cineprese universitarie, avrebbe girato, con pochi amici, K, un film ispirato alle Metamorfosi di Kafka: un film che aprì la strada a un nuovo modo di filmare e interpretare la realtà su pellicola, anticipando il manifesto del Free Cinema, redatto e firmato dalla stessa Mazzetti e altri giovani registi.

di Elena Buia Rutt

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