Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Quando a New York il giornale si leggeva in yiddish

· Esce in traduzione italiana «La famiglia Karnowski» di Israel Joshua Singer ·

La casa editrice Adelphi presenta, nella bella traduzione dall’originale yiddish di Anna Linda Callow, uno straordinario romanzo di  Israel Joshua Singer, il fratello meno noto del premio Nobel Isaac Bashevis Singer, La famiglia Karnowski , pubblicato negli Stati Uniti in yiddish nel 1943 e poi in inglese nel 1969. Questa (Milano, Adelphi, 2013, pagine 498, euro 20) è la sua prima versione italiana. È un romanzo straordinario, un’opera di grande bellezza, una saga famigliare che descrive tre generazioni di ebrei polacchi, i Karnowski, nel loro passaggio dalla tradizione alla modernità, dalla Polonia a Berlino agli Stati Uniti, attraverso l’ascesa, le persecuzioni, gli adattamenti sociali, culturali e perfino linguistici. Come suo fratello, Israel Singer scrive in yiddish, la lingua degli ebrei dell’Europa orientale.

Lungi dall’essere, come spesso viene considerata, un dialetto, l’yiddish è una vera e propria lingua, nata intorno all’xi secolo nella Germania meridionale, su una base di antico tedesco scritto in lettere ebraiche e arricchito di influenze linguistiche slave, polacche e russe. Contrastata dall’illuminismo ebraico che la considerava un dialetto arretrato, fu abbandonata nelle aree occidentali, mentre sopravvisse nell’Europa orientale.  Negli anni fra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale la letteratura yiddish conobbe una grande fioritura sia in campo letterario che in campo politico, dove svolse un ruolo fondamentale nell’ideologia del Bund, il partito dei lavoratori ebrei polacchi e russi.  Anche negli Stati Uniti l’emigrazione di milioni di ebrei dell’Europa orientale fu accompagnata dallo sviluppo di un’importante vita culturale in yiddish. A New York, all’inizio degli anni Venti si pubblicavano  ben cinque quotidiani in yiddish, che tutti insieme avevano una tiratura molto superiore a quella del «New York Times», oltre mezzo milione di copie.  Il più importante di questi quotidiani, tuttora in vita,  è il «Forverts», in inglese il «Jewish Daily Forward». È questo il contesto culturale in cui si inserisce la produzione letteraria in yiddish dei fratelli Singer, che sarà più tardi seguita dall’apertura alla lingua e alla letteratura yiddish delle università americane e ancora più tardi di molte di quelle europee.  Siamo quindi di fronte a un’opera scritta per il vasto pubblico dei lettori ebrei emigrati dall’Europa dell’Est, tradotta solo oltre vent’anni dopo in inglese, a differenza delle opere di Isaac, che apparvero in volume solo in inglese, e in yiddish a puntate sul «Forward». Un’opera, inoltre, la cui trama doveva riuscire sotto molti aspetti assai famigliare ai suoi lettori: la storia di una famiglia ebrea nel corso del Novecento, nel suo passaggio dalla Polonia agli Stati Uniti, dallo shtetl alla modernità.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE