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Qualcuno più piccolo di noi

· ​I personaggi secondari dell’Antico Testamento ·

I racconti biblici dell’Antico Testamento sono popolati da personaggi secondari di cui si hanno poche informazioni biografiche, ma che svolgono un ruolo essenziale nella narrazione. Si tratta di una testimonianza dell’origine remota e delle fonti spesso popolari da cui provengono i racconti, ma è anche un modo per mostrare che Israele si riconosce tanto nei suoi re quanto nel suo popolo.

Gianbattista Tiepolo, «Mosè salvato dalle acque» (1740, particolare)

Proprio la gente comune è al centro del recente volume di Antonio Nepi, docente di Sacra Scrittura all’Istituto Teologico Marchigiano e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Fermo, Dal fondale alla ribalta. I personaggi secondari nella Bibbia ebraica (Bologna, Edizioni Dehoniane, 2015, pagine 272, euro 26). L’ipotesi di fondo di Nepi è che il testo biblico abbia operato un rovesciamento radicale rispetto ai canoni dell’epica antica attraverso l’irruzione sulla scena di gruppi socialmente marginali. Mentre i protagonisti dei racconti epici sono quasi sempre dei, eroi ed esponenti dell’aristocrazia, impegnati in vicende guerresche o avventure amorose, l’Antico Testamento introduce personaggi di ogni ceto, spesso colti nelle loro occupazioni quotidiane e di cui vengono mostrati anche fallimenti e bassezze. Accanto a re, regine e comandanti di eserciti, ci sono concubine e prostitute, soldati e mercanti, bambini e schiavi, stranieri e immigrati, fino anche a lebbrosi e banditi, che testimoniano una società stratificata in cui, al di là delle gerarchie, le interazioni sono possibili.

Utilizzando gli strumenti dell’analisi testuale, Nepi individua tre categorie ricorrenti di personaggi secondari, ognuna caratterizzata da una specifica funzione: gli agenti di contrasto, gli agenti di raccordo e gli agenti di catalizzazione.

I primi svolgono un ruolo di tipo dialettico, poiché devono far emergere per contrasto alcune caratteristiche del protagonista rimaste in ombra. Quando Saul è designato re a Mispa attraverso un sorteggio divino, Samuele e il popolo lo acclamano a gran voce al grido di «Viva il re», mentre uno sparuto gruppo si domanda: «Che aiuto potrà mai darci costui?». Contravvenendo al protocollo abituale, questi «uomini perversi» non offrono nessun dono al nuovo sovrano (1 Samuele, 10, 17-27). I detrattori sollecitano quindi nel lettore la domanda se Saul sarà un re idoneo per Israele e al tempo stesso mettono in risalto il valore di coloro che lo seguono perché fiduciosi in Dio.

Informatori, sentinelle, messaggeri, corrieri, ambasciatori, esploratori o spie svolgono invece una funzione di raccordo. Il loro compito è, da un lato, riorientare l’intreccio apportando nuove informazioni, dall’altro, far risaltare agli occhi del lettore le reazioni del protagonista. Ne sono un esempio gli uomini che si susseguono al cospetto di Davide arrivato nell’accampamento del re Saul, in guerra contro i filistei (1 Samuele, 17, 25-31). Questi informatori descrivono i premi promessi a chi riuscirà a uccidere Golia, offrendo così a Davide l’occasione per intervenire per la prima volta, per affrontare in duello il gigante e per iniziare pubblicamente la sua carriera davanti agli israeliti e ai suoi nemici.

Questa scena preparatoria, osserva Nepi, poteva essere espunta, come ha fatto Flavio Giuseppe nelle Antichità giudaiche. In realtà, la narrazione dell’episodio degli informatori, apparentemente secondario e che rallenta l’azione generale, risponde a una scelta drammatica ben precisa: rivela lo stato d’animo di Davide e aumenta l’empatia del lettore verso la sua impresa.

Il terzo gruppo di figure è formato dai cosiddetti agenti catalizzatori: si tratta di consiglieri, intercessori e mediatori, spesso donne, che attraverso suggerimenti — ora opportuni ora svianti — aprono la strada a soluzioni impensate.

Attraverso questi esempi, dovrebbe risultare evidente come i personaggi secondari dell’Antico Testamento, descritti senza cedimenti retorici, svolgano spesso un ruolo tutt’altro che marginale nella narrazione biblica e siano anzi funzionali allo svolgimento della trama. Perché, come scriveva Jean de La Fontaine in una delle sue più celebri favole, Il leone e il topo, «spesso abbiamo di qualcuno più piccolo di noi» con il quale identificarci e grazie al quale salvarci.

di Giovanni Cerro

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17 luglio 2019

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