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​Qualcosa di positivo

· Un secolo fa il ripristino delle relazioni diplomatiche fra Regno Unito e Santa Sede ·

Quest’anno stiamo giustamente commemorando l’inizio della Prima guerra mondiale, momento cruciale nella storia del mondo. Forse la parola celebrazione è sbagliata in riferimento all’anniversario di un conflitto che ha causato tanta miseria e tanto spargimento di sangue. Tuttavia, anche dalle catastrofi più grandi può venire fuori qualcosa di positivo. Uno di questi piccoli benefici della prima guerra mondiale fu il ripristino delle relazioni diplomatiche ufficiali tra il Regno Unito e la Santa Sede dopo trecentocinquant’anni di allontanamento.

Paolo Veronese, "La cena di Gregorio Magno" (1573)

Quando il mio ultimo predecessore rinascimentale, sir Edward Carne, morì a Roma nel 1561, non venne sostituito. La breve ripresa delle relazioni bilaterali tra la Corona e la Santa Sede sotto la regina Maria si concluse con la sua morte nel 1558, contemporanea a quella del suo arcivescovo di Canterbury, il cardinale Reginald Pole. Nel giro di poco tempo, l’Inghilterra e la Santa Sede si trovarono sui fronti opposti delle guerre di religione che devastarono l’Europa. La scomunica della Regina Elisabetta i nel 1570 da parte di Pio V, con la bolla Regnans in Excelsis, pose il sigillo su un periodo turbolento, iniziato nel 1534 con l’approvazione in Parlamento dell’Atto di supremazia. Anche la Scozia aveva rotto i rapporti con Roma nel 1560, quando a Edimburgo il parlamento della Riforma aveva ripudiato l’autorità papale. L’Unione delle Corone, nel 1603, sotto Giacomo VI e I, fece sì che i due Paesi marciassero sotto la bandiera della Riforma.
Da allora fino al 1914 ci furono relazioni di qualche sorta, «una lunga storia di sotterfugi ed evasioni», come le ha descritte uno storico. In alcuni momenti furono perfino strette, come sotto il breve e sfortunato regno del re cattolico romano Giacomo VII e II, o le guerre napoleoniche, quando la Gran Bretagna e la Santa Sede si unirono contro un nemico comune. Nel 1814 Ercole Consalvi, segretario di Stato di Pio VII, fu il primo cardinale a mettere piede sul suolo britannico, duecentocinquatasei anni dopo il cardinale Pole, per rinegoziare la restituzione degli Stati Pontifici. Ma le relazioni non furono mai portate a un livello ufficiale, nemmeno dopo l’emancipazione dei cattolici in tutto il Regno Unito nel XIX secolo.
Per ripristinare le relazioni diplomatiche ufficiali ci volle la Prima guerra mondiale. La messa che il 3 dicembre, nella basilica di San Paolo fuori le mura, viene celebrata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, insieme con i vescovi di ogni parte delle isole Britanniche, ricorderà quel momento nel dicembre 1914 in cui un diplomatico britannico — con credenziali concesse dal suo sovrano, che porgevano a Benedetto XV le cordiali congratulazioni da parte di Sua Maestà il re in occasione della sua elezione — ritornò in Vaticano.
Sir Henry Howard, il mio primo predecessore in epoca moderna, era un discendente del quarto duca di Norfolk, un cattolico romano educato dai monaci benedettini di Downside Abbey. Diplomatico esperto che aveva iniziato la propria carriera a Washington, durante la guerra civile americana, fu nominato «inviato straordinario e ministro plenipotenziario di Sua Maestà in missione speciale presso Sua Santità il Papa» da sir Edward Grey, il grande ministro degli esteri liberale che tentò, senza riuscirvi, di evitare il catastrofico disfacimento del concerto europeo delle Nazioni nel 1914. Acutamente, le istruzioni di sir Henry dicevano che «il Governo di Sua Maestà è ansioso» di spiegare al Papa di «avere compiuto ogni sforzo per mantenere la pace in Europa, che il venerato predecessore di Sua Santità aveva tanto a cuore».

di Nigel Marcus Baker

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