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Pyongyang alza il tiro

· La Corea del Nord rifiuta colloqui basati sulla richiesta unilaterale di rinuncia agli armamenti nucleari ·

Schermi a Seoul con i volti di Trump e Kim Jong-un (Afp)

Dopo la cancellazione dei colloqui di ieri con Seoul a causa delle manovre militari congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti e la minaccia di annullare il previsto vertice tra Kim Jong-un e Donald Trump del 12 giugno, la Corea del Nord alza il tiro. Il regime comunista di Pyongyang ha infatti detto di non essere interessato a colloqui basati sulla richiesta unilaterale di rinuncia agli armamenti nucleari. In una dura dichiarazione riportata dalla Kcna, l’agenzia di stampa del regime, il ministero degli esteri nordcoreano ha detto che Trump sarà un «leader fallimentare se seguirà i suoi predecessori con la richiesta unilaterale di rinunciare alle armi nucleari in cambio di aiuti economici». Il modello di denuclearizzazione stile Libia, suggerito dal consigliere per la sicurezza statunitense, John Bolton, ha aggiunto il ministero, «è inaccettabile». Accantonate le ultime, concilianti affermazioni, la Corea del Nord ha, dunque, scandito che «non rinuncerà mai al nucleare». Seoul ha giudicato «deplorevole» la decisione unilaterale di annullare il dialogo, definendo la mossa «non in linea con la Dichiarazione di Panmunjeom», firmata il 27 aprile scorso da Kim e dal presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, sulla denuclearizzazione della penisola. Una telefonata d’urgenza tra il ministro degli esteri di Seoul, Kang Kyung-wha, e il segretario di stato americano, Mike Pompeo, ha confermato ieri sera la volontà di continuare il percorso definito per il vertice di Singapore. «Non ci è stato notificato nulla, vedremo», ha detto il presidente statunitense. Quindi, rimane confermata la visita di Moon a Washington il prossimo 22 maggio.

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