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Putin pronto al dialogo con l’opposizione

· Ma non saranno tollerate manifestazioni estremiste ·

«Non siamo stati mai contrari al dialogo con l’opposizione, noi siamo stati sempre per il dialogo. Ma siamo contro ogni manifestazione estremista che deve essere bloccata con metodi duri». È quanto ha dichiarato ieri Vladimir Putin che ha scelto l’ultima conferenza stampa dell’anno del premier russo per dichiarare che un dialogo con l’opposizione deve essere condotto, ma che ancora non ha deciso in che modo farlo, secondo quanto riporta l’agenzia Ria Novosti.

Per il candidato al Cremlino, infatti, non sarebbe un modo adeguato i dibattiti televisivi pubblici che l’opposizione ha chiesto prima delle elezioni presidenziali del prossimo 4 marzo. «Non è che abbia qualcosa da temere — ha detto —. Il fatto è che l’opposizione non ha il peso di nessun incarico, chiede sempre cose impossibili e poi non fa nulla perché vengano ottenute dopo». Inoltre il premier ha sottolineato come il movimento di opposizione, che si è formato in Russia durante le proteste dopo le elezioni alla Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento) il 4 dicembre culminate con le manifestazioni di Mosca del dieci e del 24 dicembre scorsi, non ha una piattaforma politica unica.

Infine, Putin ha dichiarato che non intende lasciare il suo incarico di premier durante la prossima campagna elettorale e tanto meno considera possibile che il presidente Dmitri Medvedev lasci in anticipo la presidenza per permettere a lui di arrivare al Cremlino prima ancora del voto. Questo è in effetti quello che è successo nel 1999 quando, il 31 dicembre, l’allora presidente Boris Yeltsin lasciò il Cremlino qualche mese prima delle elezioni lasciando l’incarico di presidente ad interim all’allora premier Putin.

Nel frattempo, il leader dei comunisti russi e candidato alle presidenziali, Gennadi Zyuganov, ha attaccato chi, tra gli ex politici degli anni Novanta, sta cercando di impossessarsi della guida delle proteste post elettorali «solo per sete di potere e non per l’interesse del Paese». L’attacco è arrivato durante l’ultima riunione della segreteria del comitato centrale del Partito comunista. «La coscienza popolare si è risvegliata — ha sottolineato Zyuganov — il processo non si fermerà e i comunisti lo accolgono con favore e faranno di tutto per sostenerlo». Ma secondo il leader comunista, l’opposizione liberale, i cosiddetti «signori arancioni» (con riferimento al colore del movimento Solidarnost, che partecipa alle iniziative antigovernative) stanno «cercando di assumere il controllo delle proteste», ma sono in realtà eredi di quel sistema che dicono di combattere.

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