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Putin accusa Washington di istigare le proteste

· Annunciata un’altra manifestazione a Mosca contro i presunti brogli elettorali ·

Il premier russo, Vladimir Putin, ha accusato ieri Washington di aver fomentato nel Paese la protesta di piazza dopo il voto legislativo del 4 dicembre. Un’accusa sullo sfondo delle tensioni con Stati Uniti e Nato per lo scudo antimissile in Europa, che non si sono stemperate neppure ieri nel Consiglio Nato-Russia a Bruxelles. Sono 30.000 le persone attese domani a Mosca per manifestare contro i brogli elettorali, in quella che potrebbe trasformarsi nella più grande protesta degli ultimi dieci anni. Proprio per la grande affluenza attesa, le autorità e gli organizzatori dell’evento — il movimento Solidarnost — hanno concordato sullo spostamento della dimostrazione da piazza della rivoluzione a piazza Balotnaja, sempre a due passi dal Cremlino. Massiccio il dispiegamento di forze tra polizia, esercito e unità speciali.

Nei suoi primi commenti sulle contestazioni, rilanciati da tutte le televisioni, il capo del Governo ha ammonito anche l’opposizione in vista della nuova prova di forza di domani a Mosca ma anche in molte altre città russe: ogni infrazione della legge sarà punita perché «nessuno vuole il caos», scenari da rivoluzione kyrgyza o arancione. Sulla stessa lunghezza d’onda del premier il presidente russo, Dmitri Medvedev, che, pur aprendo alla necessità di indagare su ogni violazione, ha ribadito la priorità di «calmare i nervi» e «consentire al nuovo Parlamento di iniziare a lavorare».

Ma Putin è andato oltre, puntando il dito contro il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, colpevole con le sue conclusioni precoci sulle legislative russe di aver «mandato il segnale», il via all’opposizione fomentando le contestazioni. Nel mirino anche le «centinaia di milioni di dollari», i «fondi stranieri» investiti nel processo elettorale, un’accusa che riecheggia quella recente contro le ong traditrici destinatarie di finanziamenti esteri usati per interferire nelle elezioni russe. A questo proposito, per difendere la «sovranità nazionale», Putin ha evocato sanzioni più severe «contro quelli che lavorano per uno Stato straniero allo scopo di influenzare la nostra vita politica interna».

Facendo leva su un ancora diffuso antiamericanismo, il premier russo ha spiegato che «tentano di scuoterci per non farci dimenticare chi è il padrone del nostro pianeta: siamo e restiamo una grande potenza nucleare, e questo solleva certe preoccupazioni in Occidente». Putin non ha risparmiato gli organizzatori delle proteste, sostenendo che una parte di loro «agisce secondo uno scenario ben noto» e ha «piccoli interessi politici meschini». Quindi sì alla «democrazia nelle strade» ma solo nel rispetto della legge. La Borsa di Mosca sta reagendo male alle incertezze del dopo voto, tanto che una banca come Vneshekonombank è stata costretta a rinviare l’emissione di euro-obbligazioni. Hillary Clinton non si è fatta intimidire e ha risposto da Bruxelles: «abbiamo espresso le nostre preoccupazioni, che riteniamo fondate, sulle condotta delle elezioni. E sosteniamo il diritto e le aspirazioni del popolo russo a realizzare dei progressi e a sperare in un avvenire migliore».

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