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Punto di riferimento

· Per tante famiglie di profughi nell’antica Malacca ·

Contribuirà a dare un respiro ancor più ampio alla già intensa azione pastorale promossa dalla chiesa di Nostra Signora di Lourdes, a Singapore, l’accoglienza di famiglie di profughi: un impegno assunto in conformità all’invito, in tal senso, formulato da Papa Francesco. Nonostante sia situata a due passi dal quartiere arabo, la chiesa si è subito configurata come punto di riferimento della comunità indiana: è dall’India, infatti, che tanti approdarono in questa terra, favorendo nel tempo la crescita e lo sviluppo dell’ex colonia inglese.

La chiesa di Nostra Signora di Lourdes  a Singapore

Padre Joseph, parroco di Nostra Signora di Lourdes, ricorda che all’inizio la chiesa dovette affrontare numerosi problemi, derivanti anzitutto dalla presenza di varie caste all’interno della comunità. Si rendeva quindi necessario un assiduo impegno diretto a promuovere, in un contesto così eterogeneo e variegato, un clima di dialogo e di unità. La crescente presenza di indiani, poi, che vedevano in questa chiesa un rifugio sicuro, ha contribuito ad acuire l’attenzione e la sensibilità verso la situazione dei migranti.

«La comunità di Nostra Signora di Lourdes — sottolinea padre Joseph — si è dunque mobilitata per aiutare queste persone, a difesa anzitutto della loro dignità, al fine di evitare che una volta giunte in terra straniera, potessero subire angherie o ingiustizie. E grazie all’impegno profuso da questa chiesa, tanti indiani si sono potuti bene ambientare a Singapore, fino a integrarsi, senza traumi, nel tessuto sociale e civile».

Ecco allora che l’invito del Papa ad accogliere famiglie di profughi trova terreno fertile all’interno della comunità di Nostra Signora di Lourdes. Rispetto al passato vi sono evidenti differenze, ma il fattore comune è rappresentato dal fatto, o meglio dalla consapevolezza, che per incarnare, senza compromessi o incertezze, il messaggio cristiano, occorre mettersi al servizio del prossimo bisognoso.

Tra le migliaia di persone che arrivarono qui sul finire dell’Ottocento c’erano numerosi prigionieri delle colonie penali di Nencoolen e Penang. Addirittura il quindici per cento della comunità indiana di Singapore nel 1873 era composta da detenuti. Furono i fautori della costruzione della vecchia Singapore tanto che un membro del consiglio legislativo locale li descrisse come il sangue vitale della colonia inglese. Una volta scontata la loro pena molti decisero di rimanere nella colonia lavorando come venditori di latte o come operai nella costruzione di strade. E vi furono anche quelli che, sempre come operai, contribuirono all’edificazione della prima chiesa cattolica dedicata alla comunità indiana, appunto Nostra Signora di Lourdes.

Ma a Singapore giunsero anche migranti indiani di classe sociale elevata: essi seppero dare al Paese un peculiare contributo culturale, grazie anche alla capacità di parlare e scrivere in inglese.

La presenza più antica di cristiani a Singapore risale al 1821 quando il missionario francese Laurent Marie Joseph Imbert incontrò un gruppo di cristiani, di origine portoghese, alla ricerca di un parroco che potesse rappresentare un sicuro punto di riferimento per i loro bisogni spirituali e una guida lungo il cammino di formazione. Ma a Singapore padre Imbert venne in contatto anche con una famiglia indiana di religione cristiana che gli offrì ospitalità. Da questo fatto si deduce che già nel 1821 vi erano cattolici indiani nell’isola nonostante le statistiche ufficiali ricordino che in quell’anno la popolazione indiana era composta da appena 132 persone. Prima di quella data non c’erano missionari per diffondere il cattolicesimo a Singapore, per cui i primi indiani che arrivarono qui ricevettero la fede in patria o a Malacca dove già dal XVI secolo erano attivi alcuni missionari.  

da Singapore, Cristian Martini Grimaldi

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18 ottobre 2019

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