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Punto di partenza

· ​Adottata all’Onu la Dichiarazione che apre la strada verso un patto globale sull’immigrazione ·

«Un accordo internazionale sull’immigrazione farà sì che un maggior numero di bambini avrà la possibilità di andare a scuola, i diritti di rifugiati e migranti verranno protetti, più persone potranno trovare lavoro all’estero».

La conferenza sui migranti  nel quartier generale dell’Onu a New York (Ansa)

Con queste parole il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha salutato l’adozione, ieri, della cosiddetta Dichiarazione di New York, un insieme di principi e impegni teorici su come affrontare l'emergenza globale dell'immigrazione. Il testo è stato approvato dai rappresentanti di 193 paesi durante il summit sui migranti che si è tenuto a margine dei lavori dell'assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. «Questo vertice — ha aggiunto Ban Ki-moon, aprendo i lavori — rappresenta un punto di svolta nei nostri sforzi collettivi per far fronte alle sfide poste dai movimenti di massa. Rifugiati e migranti non devono essere considerati un ostacolo, ma un’opportunità, hanno un grande potenziale, se solo riuscissimo a farlo venir fuori». La Dichiarazione non ha tuttavia mancato di suscitare critiche e perplessità. Come hanno fatto notare numerose ong, il testo è troppo minimalista e astratto, non vincolante, e l'unica decisione concreta è il rinvio di un accordo al 2018. E soprattutto, è scomparso un punto chiave: l’impegno dei Paesi più ricchi ad accogliere il dieci per cento dei migranti e rifugiati.Nonostante il carattere globale dell'emergenza, al summit di ieri si è discusso soprattutto di Europa e dell’incapacità di Bruxelles di trovare una strategia comune. Lo ha sottolineato anche in un’intervista il segretario di Stato americano, John Kerry, secondo cui «per l’Europa è arrivato il momento di muoversi. Un’Europa unita è oggi più importante che mai». 

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