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Punto di partenza

· Il movimento ecumenico e l’accordo sul clima ·

«L’accordo di Parigi costituisce una pietra miliare nella storia dell’umanità: consente di affrontare il cambiamento climatico, dando la speranza di farlo in modo costruttivo ed efficace»: sono parole del vescovo anglicano sudafricano Thabo Makgabo all’indomani della diffusione dei contenuti dell’accordo raggiunto a Parigi sul clima. 

Si tratta di un esempio delle tante testimonianze che, prima, durante e dopo la Conferenza sul clima (nota come Cop21) diverse comunità religiose hanno voluto offrire nello sforzo di ottenere appunto risultati concreti per la salvaguardia del creato. Numerose comunità ecclesiali, organizzazioni ecumeniche, assieme anche ai fedeli di altre religioni, hanno promosso infatti una serie di azioni attraverso le quali si è chiesto alle istituzioni politiche di ascoltare la voce di coloro che domandavano di ripensare radicalmente il rapporto tra ambiente e uomo.
Il «pellegrinaggio» ecumenico per il clima, la giustizia e la pace, in vista dell’appuntamento di Parigi, che ha assunto una molteplicità di forme, partendo e toccando numerose città, è stato pensato dal Consiglio ecumenico delle Chiese (o World Council of Churches, Wcc) proprio per sottolineare il fatto che sulla riflessione su come promuovere e vivere la salvaguardia del creato fosse importante la più ampia condivisione possibile; su questo tema si sono dunque attivati tanti percorsi, alcuni dei quali, come accennato, hanno potuto contare sulla partecipazione di ebrei, musulmani, buddisti e indù. Fra queste iniziative è da segnalare la preghiera ecumenica a Notre-Dame, che si è tenuta durante i lavori della conferenza, alla quale hanno preso parte cattolici, ortodossi, anglicani, protestanti ed evangelicali. Ai partecipanti è giunto il messaggio del patriarca ecumenico di Costanipoli Bartolomeo. E di rilievo è stato anche l’intervento del pastore Olav Fyske Tveit, segretario generale del Wcc, il quale ha esortato a intraprendere con coraggio un cambio di rotta per dare una speranza al mondo. Si è trattato solo di due tra i tanti momenti ecumenici nei quali con forza si è manifestata la volontà di richiamare i governi nazionali e le istituzioni internazionali alle proprie responsabilità chiedendo impegni concreti e fattibili per la custodia del creato.

Per la Federazione mondiale luterana, particolarmente attiva nei giorni della Conferenza di Parigi, discutere dei mutamenti climatici non significava solo parlare di pace, di salvaguardia del creato e di diritti umani, ma anche di giustizia tra le persone, tra le nazioni e tra le generazioni per delineare un futuro diverso dalla situazione presente.
In questo universo di iniziative, durante la Conferenza di Parigi, va ricordato anche l’appello nato dal tavolo di dialogo cattolico-buddista in Italia, firmato dalla Tavola valdese, dalla Federazione delle Chiese evangeliche d’Italia, dall’Unione induista italiana, dall’Assemblea dei rabbini d’Italia, dall’Unione delle comunità islamiche e dalla Comunità religiosa islamica d’Italia e poi consegnato al ministro dell’Ambiente italiano, Gian Luca Galletti, come segno tangibile di un impegno interreligioso a favore della custodia del creato. 

di Riccardo Burigana

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22 agosto 2019

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