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Punita la speranza

· Critiche dei cattolici australiani alla nuova legge sull’immigrazione ·

«Non è solo il contenuto di questo disegno di legge a non essere etico ma anche il modo in cui è stata affrontata tutta la questione da parte del ministro dell’Immigrazione»: padre Maurizio Pettenà, direttore dell’Ufficio cattolico australiano per i migranti e i rifugiati, commenta così, in una dichiarazione alla Misna, la normativa (diventata legge una settimana fa) che conferisce poteri senza precedenti ai governi statali (l’Australia è uno Paese federale) per la questione dei richiedenti asilo. Il nuovo provvedimento consente ai funzionari di ridefinire chi è classificato come rifugiato e permette loro di respingere in mare qualsiasi imbarcazione. Grazie alle modifiche, i richiedenti asilo potranno essere bloccati, deteneti o trasferiti senza che queste decisioni possano essere contestate.

Secondo padre Pettenà «molte domande sull’attuazione di questo disegno di legge rimangono senza risposta». Nonostante l’Australia sia firmataria della Convenzione sui rifugiati delle Nazioni Unite, «il Governo — afferma — è autorizzato a rivedere la definizione accettata a livello internazionale. La convenzione vieta il rimpatrio dei rifugiati e dei richiedenti asilo se vi è un minimo di probabilità di essere perseguitati o torturati nel proprio Paese d’origine. La nuova legge australiana ignorerebbe questo principio, osservando che i soggetti citati possono essere allontanati anche quando il rischio di violenze è elevato poiché, per il Governo, sarebbe «irrilevante che l’Australia abbia o no obblighi di non-respingimento nei riguardi di un illegale o di un non-cittadino».

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