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Prudenza e coraggio

· Nel documento «Oeconomicae et pecuniariae quaestiones» ·

Le Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario intendono riflettere sul ruolo e l’importanza del settore economico-finanziario come potente ingrediente per lo sviluppo economico e l’inclusione sociale. Riportare a una dimensione etica l’attuale sistema, implica riflettere responsabilmente sul senso dell’economia e sulla sua finalità, significa costruire una finanza più vicina all’economia reale, capace di dare risposte alle sfide ambientali e sociali del nostro tempo, significa riportarla alla sua responsabilità principale, quella di dare respiro ed energia allo sviluppo.

Mario Sironi,  «Il gasometro»  (1943)

Il tema delle Considerazioni è propriamente il tema di un’evoluzione di cultura e di priorità decisionali per chi opera nelle istituzioni finanziarie e ha la responsabilità di ben agire. È tempo di fornire un orientamento e alcune linee d’attenzione etiche, culturali e regolamentari da affidare agli operatori sul modo di orientare il processo decisionale che riguardi l’architettura e le scelte del sistema economico e ciò è tanto più critico in un momento caratterizzato da rischi geopolitici e dalla dinamica incerta della produttività, dei salari, dell’inflazione.
Per la prima volta da dieci anni a questa parte, l’economia è tornata a crescere in sincrono. Tutte le principali aree geografiche hanno registrato un incremento del prodotto interno lordo e tanti segnali positivi si sono registrati sul fronte del commercio globale e degli utili societari. Inoltre, è cambiato il modo di fare intermediazione finanziaria: oggi le partite deteriorate, i Non Performing Loans (Npl) che hanno appesantito i bilanci, sono cedute a società specializzate, mentre un tempo rimanevano nascoste per non compromettere il rapporto con il cliente. Nell’epoca dei big data, del trasferimento del denaro attraverso smartphone, dei pagamenti contactless, è maturato un diverso approccio non solo da parte del cliente, ma anche degli istituti di credito, che hanno visto il loro monopolio operativo condizionato da una normativa sempre più stringente e l’avvento di concorrenti che utilizzano modalità di intermediazione non convenzionali. Concorrenti con intenti di modificare radicalmente abitudini e regole consolidate, da PayPal all’ascesa della diffusione delle valute virtuali nei mercati azionari e delle criptovalute, Bitcoin in testa, alle Fintech con algoritmi che impostano in maniera automatica operazioni di compravendita ad alta frequenza, che ora erodono margini operativi e creano preoccupazioni e un giorno prossimo saranno probabilmente acquistate dalle banche e inglobate dal sistema stesso.
Da una parte le grandi banche sostengono ora di essere coperte dal rischio di scenari avversi grazie ad alte posizioni difensive. Dall’altra, le autorità di vigilanza — a partire dalla Banca d’Italia — denunciano la possibilità che nei bilanci degli enti più esposti sui crediti in sofferenza ci sia ancora un eccesso di opacità e di discrezionalità.
Le distorsioni dei mercati finanziari, il ripetersi di episodi di flash crash difficili da prevedere, l’errore di operatori distratti, il moltiplicarsi vorticoso delle transazioni per l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale, i rischi nascosti nei bilanci delle grandi istituzioni creditizie richiedono ancora attenzione e maggiore trasparenza. Il progresso tecnologico è difficile da imbrigliare e come questo anche le sue conseguenze sui mercati, desiderate o meno. Le autorità di vigilanza si sono concentrate sui crediti deteriorati, ma ora accenderanno un faro più forte anche sui titoli illiquidi, perché la rischiosità è per certi versi analoga: sia i titoli illiquidi, sia gli Npl sono prodotti finanziari fatti su misura, opachi, complessi, illiquidi e soggetti ad alta incertezza valutativa, senza un mercato di riferimento. Non solo potrebbero essere soggetti a shock di prezzo, ma soprattutto rischiano di destabilizzare i bilanci delle banche che li detengono.
Identificare modalità di controllo e valutazione sui risultati delle azioni che considerino sistemi di misurazione più evoluti e completi rappresenta un impegno urgente, se si vuole che il bene comune sia superiore alla somma dei singoli interessi, se si attribuisce pari dignità al capitale sociale e ambientale rispetto alle quantità economiche, se si intendono recuperare i principi di responsabilità sociale e di sostenibilità delle scelte nel tempo per le prossime generazioni.
Ecco perché si richiede che le istituzioni finanziarie siano attente e vicine alle comunità sociali, ai loro fabbisogni, alla loro capacità di sviluppo, al servizio dell’economia reale; in grado di favorire nuovi modelli imprenditoriali e di gestione; capaci di riconoscere e soddisfare le esigenze di relazione di lungo termine con i clienti, con le nuove attività economiche e i rischi conseguenti; competenti nell’orientarsi verso una sostenibilità di lungo termine, garantendo un’elevata resilienza alle sollecitazioni esterne e attraverso una governance trasparente e inclusiva.
Questa è la grande possibilità. Come riportare la persona al centro di questo sistema economico-finanziario? Innanzitutto, attraverso il confronto e l’educazione. Per progredire, per innovare è necessario educare; non c’è sviluppo, nemmeno innovazione, se l’educazione non è rimessa al centro delle preoccupazioni delle persone, delle famiglie, dei corpi intermedi, della società civile e di tutte le istituzioni sovranazionali. Educare è sviluppare uno spirito critico, uno spirito libero, in grado di prendersi cura del mondo d’oggi, di trovare nuove risposte alle molte sfide che la società presenta, è formare alla responsabilità.
Dalle Considerazioni emerge come sia necessario investire, coltivare e custodire in “cultura”, non solo come insieme di tradizioni e abitudini condivise, o prodotto del genio di una élite, ma soprattutto come educazione etica e morale che fa crescere atteggiamenti di solidarietà e di responsabilità reciproca e porta un messaggio di salvezza in grado di nobilitare le persone, di ispirare alti ideali capaci di dare impulso a linee di azione che vadano oltre l’interesse individuale.
Sullo sfondo resta il tema della qualità della direzione e della gestione delle istituzioni finanziarie a seguito di importanti criticità riscontrate nel funzionamento degli organi di governo e dei consigli di amministrazione che richiamano a una maggiore attenzione a livello di loro composizione, di qualità dei profili scelti come componenti, di responsabilità definite, anche di natura etica, e di conseguenti sanzioni per gli amministratori.
Le Considerazioni per un discernimento etico sottolineano che per evitare che le capacità umane percorrano strade che possano produrre distorsioni allo sviluppo, vada difeso il collegamento tra la centralità della persona e l’etica, secondo principi orientativi dell’azione morale. L’economia è integrata, radicata all’interno della società, nelle forme della reciprocità, della ridistribuzione e dello scambio di mercato. L’etica non è qualcosa di esteriore allo sviluppo dell’economia, è un principio intrinseco, perché un’economia in funzione dell’uomo non può non tener conto dei diritti umani e dei più ampi valori sociali. Se il retto agire economico non può prescindere dalla centralità della persona umana, dalla giustizia, dalla solidarietà, dal bene comune, ne consegue che la sfera dell’economia e della finanza non può percorrere strade parallele alla sfera del sociale, né gli strumenti finanziari possono essere usati in regime di totale autonomia.
Se sono il bene comune e il benessere di una comunità le finalità a cui tendere, il profitto è uno strumento insufficiente per la valutazione del benessere di una comunità e non risulta più l’obiettivo esclusivo dell’azione economica, ma torna a essere un vincolo di sostenibilità di lungo periodo. Ne deriva che il concetto di benessere necessita di recuperare una definizione multidimensionale per ricomprendere le condizioni di vita materiale, la salute, l’istruzione, i legami e le relazioni sociali, la sicurezza, sia economica sia fisica, la qualità dei servizi, il paesaggio e il patrimonio culturale, l’ambiente, la ricerca e innovazione.
Alla cultura, ai comportamenti, alla responsabilità seguono le regole, quelle da condividere. Il rispetto di alcune regole di base comuni è problema che riguarda tutti i paesi, la fiducia reciproca, il funzionamento del mercato unico, la cooperazione negli affari interni e in quelli giudiziari, il riconoscimento reciproco. Dalle Considerazioni emerge la necessità di definire quelle linee normative che consentano di ottenere una collaborazione più stretta ed efficiente tra organi di vigilanza centrali e locali e prevedano meccanismi di risoluzione delle crisi bancarie e dei grandi rischi speculativi, orientate alla stabilità finanziaria e alla tutela dei risparmiatori.
Regolamentare gli obblighi per gli enti di controllo in materia di trasmissione al pubblico delle informazioni acquisite nell’ambito delle proprie attività istituzionali diviene una necessità per garantire il diritto dell’informazione piena da parte dei depositanti e dei risparmiatori in attività finanziarie. È uno degli aspetti più delicati della questione relativa alla tutela del risparmio. Se si sceglie di condividere con il mercato tutte le informazioni, anche le più negative, bisogna che vi sia una conseguente rapidità d’interventi da parte degli organi di controllo, scegliendo di dare maggiore spazio al principio di trasparenza, rispetto a quello di stabilità.
Le Considerazioni offrono una costruzione capace di prudenza e coraggio, la prudenza con la quale si dialoga, il coraggio con cui si agisce. Questa ripresa ha bisogno di un sistema economico-finanziario più attento ed evoluto, capace di correggere le distorsioni dei rapporti banca-impresa e banca-territorio, alle quali abbiamo assistito e individua un punto decisivo: un nuovo dialogo con gli imprenditori e le persone, con le loro capacità d’immaginare un futuro per sé e per i figli attraverso il risparmio, l’investimento, l’accantonamento delle risorse e il proprio lavoro. Lo sviluppo non è di per sé garantito da forze impersonali e automatiche, ma necessita di persone che lo sospingano vivendo nelle loro coscienze il richiamo del bene comune, costruendo quelle radici strutturali necessarie a renderlo duraturo, equilibrato, inclusivo. Il sistema economico-finanziario va qualificato con forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca per sviluppare una corretta funzione economica. Retta intenzione, trasparenza e ricerca di buoni risultati rendono l’atto economico anche morale e guidano l’umanità verso un possibile sviluppo sorretto dalla preparazione professionale e dalla coerenza delle azioni.

di Domenico Bodega, Preside della Facoltà di Economia all’Università cattolica del Sacro Cuore

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