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Provvidenziale boccata d’aria

· L’impresa ardua di «Passengers» ·

Arriva sugli schermi Passengers, film di fantascienza il cui progetto risale a dieci anni fa, e che in un primo momento sembrava destinato a Gabriele Muccino, con Reese Witherspoon e Keanu Reeves come protagonisti. L’astronave Starship Avalon sta effettuando un viaggio di centoventi anni verso un pianeta adibito a colonia della Terra. Il suo nutrito equipaggio è dunque in stato di ibernazione. A causa di un malfunzionamento, però, l’astronauta Jim Preston (Chris Pratt) si sveglia con novant’anni d’anticipo. 

I protagonisti Jennifer Lawrence e Chris Pratt

Lo scenario che gli si presenta è quindi da incubo: vivere il resto della vita sull’astronave in completa solitudine, con la sola compagnia del cyborg barista Arthur (Michael Sheen). Dopo poco più di un anno in queste condizioni, e dopo averle provate tutte per riattivare l’ibernazione, Jim opta per una scelta gravosa: propiziare il risveglio di un altro componente dell’equipaggio. E la scelta ricade su Aurora Lane (Jennifer Lawrence), una ragazza che l’aveva favorevolmente colpito all’inizio del viaggio. Inevitabilmente, fra i due nascerà presto l’amore. Ma il sentimento saprà resistere alla scoperta della verità da parte di Aurora?
Sostanzialmente, Passengers è un piccolo film, e in altri momenti sarebbe passato probabilmente inosservato. Ma in tempi di crisi nera dei soggetti, soprattutto a Hollywood, rappresenta invece una provvidenziale boccata d’aria. In un’epoca in cui imperversano remake e sequel da una parte, e film biografici dall’altra — l’ormai nefasta dicitura «ispirato a fatti realmente accaduti» da garanzia di interesse è diventata la vera piaga cinematografica di oggi, la dichiarata tomba della creatività — inventarsi una inedita commedia romantica in ambiente spaziale, per di più riuscita e dagli sviluppi coinvolgenti, è un’impresa davvero ardua. Se a questo si aggiunge che si tratta anche di un caso più unico che raro di prodotto americano commerciale e spettacolare incentrato su due soli personaggi, o quasi, allora l’impresa diventa quasi titanica.

Se il film avesse preso una piega che gli sviluppi a un certo punto sembrano paventare, incorporando un discorso sull’intelligenza artificiale, e acquisendo di conseguenza anche riflessi più inquietanti ed esistenziali, forse saremmo giunti a un vero gioiello del cinema di genere. E inoltre non sarebbe apparsa sprecata la presenza di un bravo attore come Sheen. Gli autori hanno invece preferito fare un excursus in direzione del melodramma avventuroso alla Titanic. D’altronde l’arredamento del bar mutuato da Shining è fin dall’inizio una dichiarazione di intenti: giocare con i generi e con la storia del cinema. Un gioco fatto già tante volte ma qui riproposto in una veste assolutamente fresca.

di Emilio Ranzato

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13 novembre 2018

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