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Provvedimento straziante

· I vescovi statunitensi sulla sospensione della protezione ai migranti salvadoregni ·

Washington, 9. Una decisione «straziante» che avrà come immediata conseguenza l’inutile frammentazione delle famiglie, riservando un futuro incerto a decine di migliaia di minori. È quanto sostiene l’episcopato statunitense in una nota diffusa in seguito al provvedimento del Dipartimento della sicurezza nazionale che lunedì 8 ha annunciato la conclusione, seppure con una proroga di 18 mesi, del Temporary Protected Status (Tps) accordato ai cittadini salvadoregni, attualmente circa 200.000 persone. 

Il Tps, come è noto, è una speciale protezione che viene riconosciuta a quegli immigrati che non sono in grado di fare ritorno in condizioni di sicurezza nel proprio paese e che quindi sono autorizzati a rimanere e a lavorare legalmente negli Stati Uniti. Condizione da tempo prevista per i cittadini di El Salvador, come pure per quelli di altri paesi centroamericani, dove soprattutto la presenza delle bande criminali ha spinto negli anni trascorsi famiglie intere a fuggire negli Stati Uniti. La nota dell’episcopato è firmata dal vescovo di Austin, Joe Steve Vásquez, presidente del Comitato per la migrazione, che ribadendo la posizione espressa più volte nelle ultime settimane, invita nuovamente il Congresso a trovare una soluzione legislativa adeguata alle aspettative di tante famiglie immigrate. «Come dettagliato nel nostro recente rapporto — sottolinea il presule — El Salvador non è attualmente in grado di gestire adeguatamente il ritorno dei circa 200.000 beneficiari del Tps. La decisione odierna frammenterà le famiglie, lasciando oltre 192.000 bambini cittadini statunitensi figli di beneficiari salvadoregni del Tps con un futuro incerto. Le famiglie saranno separate inutilmente a causa di questa decisione». Si tratta dunque di un provvedimento «straziante». E pur apprezzando la proroga di 18 mesi — la chiusura del programma prevista per il 9 marzo 2018 è stata rinviata al 9 settembre 2019 — resta forte la preoccupazione per la sorte di così tante famiglie. Di qui, da parte del presule, l’invito rivolto al Congresso «a lavorare in modo bipartisan per trovare una soluzione legislativa per i destinatari del Tps». Infatti, senza l’intervento del congresso, tante vite saranno stravolte e molte famiglie saranno devastate. Da parte loro i vescovi assicurano che saranno pronti a sostenere tali sforzi perché «i destinatari del Tps sono parte integrante delle nostre comunità, chiese e della nostra nazione». Significativamente la presa di posizione dell’episcopato si registra proprio mentre è in corso la tradizionale settimana nazionale delle migrazioni (7-13 gennaio) sul tema «Molti viaggi, una famiglia». Da quasi 50 anni questo appuntamento offre l’opportunità di sensibilizzare le comunità cristiane sui contributi offerti dai migranti, dai rifugiati e dalle vittime della tratta alla nazione. Nella settimana inoltre invitano le parrocchie, i gruppi e i movimenti a incontrare immigrati e rifugiati per «condividere il viaggio con i nostri fratelli e sorelle costretti a lasciare le loro case», ha spiegato monsignor Vásquez, che ha suggerito tra l’altro di approfondire l’insegnamento biblico sull’accoglienza dei nuovi arrivati.

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