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Prove di disgelo tra Mosca e Washington

· ​Sul futuro politico della Siria ·

Bambini siriani in un campo profughi nell’est del Libano (Ap)

«Non abbiamo mai detto che la permanenza del presidente Al Assad al potere sia per noi una questione di principio». Parole pesanti quelle espresse ieri dal portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che lasciano intravedere nuovi possibili spiragli di dialogo in vista del prossimo vertice internazionale a Vienna. E la questione del ruolo di Al Assad sarà senza dubbio sul tavolo, oggi, del colloquio a Mosca tra l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, e il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov. È ancora presto per dire — sottolineano gli analisti — se le parole di Zakharova rappresentino il tentativo del Cremlino di aprire una fase di disgelo con Washington. Il tema del futuro del presidente resta infatti il principale punto di divergenza tra la Casa Bianca e Mosca: mentre la prima non riconosce ad Al Assad alcuna legittimità, e dunque considera l’uscita di scena dell’attuale regime una condizione imprescindibile per la transizione democratica siriana, la seconda invece vede nel presidente un alleato nella regione. Il leader russo, Vladimir Putin, non chiede né che Al Assad resti al suo posto a ogni condizione né che se ne vada: debbono essere i siriani a scegliere con regolari elezioni. Il punto è — questa la tesi russa — che se dovesse verificarsi un improvviso vuoto di potere, il Paese potrebbe finire nel caos. Al Assad è dunque l’unico che, in questo momento, può garantire la stabilità e sostenere la lotta contro il cosiddetto Stato islamico (Is). Ma le prove di disgelo non riguardano soltanto il piano politico. Ieri, dopo settimane di tensione, i piloti dei caccia russi e quelli della coalizione internazionale a guida statunitense hanno collaborato per la prima volta, scambiandosi informazioni, in russo e in inglese, e volando “ala ad ala” in un’area prestabilita dei cieli siriani. 

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16 ottobre 2019

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