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Prova d’appello

· L’Unione europea torna ad affrontare la questione dei flussi di profughi e migranti ·

Bruxelles, 22. Con il vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo di domani, preceduto stasera da una nuova riunione dei ministri dell’Interno, l’Unione europea è chiamata a una prova d’appello sulla questione dei flussi di profughi e migranti ai quali non è riuscita finora a dare risposte comuni e condivise. Il punto cruciale resta la ricollocazione dei profughi nei diversi Paesi, con il superamento delle regole che impongono la loro gestione solo a quelli di arrivo.

«Questo è il momento della decisione», ha ricordato stamane la portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas. «Siamo pronti a impiegare tutto ciò che è in nostro potere per arrivare a una decisione» che renda operativa la proposta della Commissione stessa sui ricollocamenti. Schinas ha anche annunciato che in giornata il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, telefonerà al cancelliere tedesco, Angela Merkel, nell’ambito dell’attività per «favorire un accordo».

In questo senso si moltiplicano gli interventi e gli appelli. Tra gli altri, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha ribadito oggi in Germania, durante la conferenza stampa conclusiva del vertice dei capi di Stato del cosiddetto Gruppo di Arraiolos, che di fronte alla tragedia di profughi e migranti occorre «tenere alta la solidarietà», un principio «in questi giorni messo alla prova», auspicando che il Consiglio europeo possa arrivare a un’intesa da tale principio ispirata. In mattinata, Mattarella aveva avuto un colloquio di mezzora dedicato alla questione con il presidente polacco, Andrzej Duda, al quale aveva ribadito la necessità che la situazione venga affrontata collettivamente, anche in modo proporzionale alle esigenze di ciascun Paese membro dell’Unione europea.

Né tra gli aspetti della questione può essere considerato secondario il fatto che bambini e adolescenti costituiscono un quarto di tutti i richiedenti asilo in Europa. Lo sottolinea oggi l’Unicef, il fondo delle Nazioni unite per l’infanzia, osservando che, nei primi sette mesi del 2015, 133.000 bambini hanno chiesto asilo nell’Unione europea, con un incremento di quasi l’80 per cento rispetto al 2014. In Croazia, solo la scorsa settimana, si stima che siano entrati diecimila tra donne e bambini profughi e migranti. Molti di questi minori, sottolinea l’Unicef, sono esausti, confusi e traumatizzati a causa dei faticosi viaggi intrapresi.

Anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), presentando stamane a Parigi il suo rapporto 2015 sulle «Prospettive delle migrazioni internazionali», pur affermando che entro l’anno potrebbero essere un milione i profughi e migranti arrivati in Europa, ha sottolineato che l’Ue «dispone della capacità, dei mezzi e dell’esperienza per rispondere». Del resto, ha dichiarato Jean-Christophe Dumont, responsabile dell’Osce per le migrazioni internazionali, «i fatti sono evidenti: l’immigrazione non ha un impatto negativo sul mercato del lavoro, non rafforza i deficit di bilancio, gli immigrati contribuiscono più di quanto non ricevano in termini di benefici individuali».

Le resistenze restano comunque molte e non è escluso che si possa arrivare a una decisione a maggioranza qualificata. «Se non sarà possibile l’unanimità, abbiamo dei trattati e ne faremo uso», ha detto oggi Jean Asselborn, il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Paese che detiene la presidenza di turno semestrale dell’Unione, evocando appunto un voto a maggioranza.

La Repubblica Ceca, per esempio, è determinata a respingere il piano della Commissione sulle quote obbligatorie. Il Ministro dell’Interno ceco, Milan Chovanec, prima di partire per Bruxelles ha dichiarato che «si tratta di un gesto politico vuoto». Il primo ministro, Bohuslav Sobotka, da parte sua, si è detto certo che «il sistema non funzionerà». «Il ministro Chovanec e io, domani durante le trattative dei premier, continueremo a respingere ogni tentativo di introdurre un meccanismo duraturo della redistribuzione dei profughi», ha aggiunto Sobotka.

Sempre oggi, il Parlamento ungherese ha avallato il blocco delle frontiere decise dal Governo, approvando una risoluzione in cui si definiscono «politiche irresponsabili» quelle dell’Unione europea in fatto di immigrazione. Secondo la risoluzione, «l’Ungheria non può consentire che il flusso incessante di migranti illegali metta a repentaglio i posti di lavoro e la sicurezza sociale del popolo ungherese».

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