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Dilaga il protezionismo

· Per la commissione Ue stanno aumentando le barriere commerciali ·

Il protezionismo si estende a macchia d’olio. Nei paesi più sviluppati del mondo, il cosiddetto gruppo del g20, le barriere commerciali sono aumentate del 10 per cento in un solo anno. L’allarme arriva direttamente dalla Commissione Ue a una settimana dal vertice del g20 ad Amburgo nel quale le tematiche economiche avranno un ruolo fondamentale. 

Secondo il rapporto annuale della Commissione sulle barriere commerciali, nel 2016 sono state adottate ben 36 nuove misure discriminatorie, con un impatto negativo potenziale di 27,17 miliardi sull’economia Ue. Salgono così a 372 gli ostacoli al commercio esistenti, di cui la maggior parte targati Russia (33), Brasile, Cina e India (23 a testa), poi Indonesia e Corea del Sud (17), Argentina e Stati Uniti (16), Turchia (15) e Australia (13). Tutti paesi che fanno parte del g20. A imporre più misure protezionistiche nel 2016 sono state Russia e India, seguite da Svizzera (tra cui l’obbligo di registrazione di qualifiche professionali e fedina penale per i lavoratori non svizzeri in Canton Ticino), Cina e Turchia. I settori più colpiti sono vini e agroalimentare, poi farmaceutico, auto e siderurgico oltre a misure orizzontali che colpiscono in modo indiscriminato. «Vediamo chiaramente che la piaga del protezionismo è in aumento ed è preoccupante che i paesi del g20 stiano mantenendo il più alto numero di barriere commerciali» ha affermato il commissario europeo al commercio Cecilia Malmström. «L’Ue non starà a guardare e non esiterà a usare gli strumenti a disposizione» ha detto il commissario, ricordando che il tema sarà affrontato al g20 di Amburgo per passare «dalle parole ai fatti» e annunciando «una mappa delle misure esistenti a protezione dei settori strategici dell’industria come chiesto dal vertice Ue». Primo paese nel mirino, gli Stati Uniti. «Se saremo colpiti in modo ingiustificato faremo certamente una rappresaglia» ha avvertito Malmström.

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14 ottobre 2019

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