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Proteste negli Stati Uniti

· Contro il provvedimento del presidente Trump sul blocco dell’immigrazione da sette paesi islamici ·

 Sta facendo discutere il recente provvedimento del presidente statunitense, Donald Trump, che stabilisce lo stop degli ingressi nel paese per i cittadini provenienti da sette Paesi considerati a rischio terrorismo: Iran, Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan e Yemen. 

I procuratori di quindici stati e di Washington hanno emesso una dichiarazione congiunta con cui condannano come incostituzionale il provvedimento, affermando che la libertà religiosa è un principio fondamentale del Paese. I giudici auspicano che l’ordine esecutivo sia ritirato e si impegnano a garantire che il minor numero possibile di persone soffrano per questa situazione. Una prima breccia legale nell’ordine di Trump era arrivata nella notte tra sabato e domenica dalla giudice Ann M. Donnelly, del tribunale del distretto federale di Brooklyn. Donnelly aveva stabilito che i rifugiati o altre persone interessate dalla misura arrivate negli aeroporti statunitensi non potevano essere espulsi. La giudice non ha però stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti né si è espressa sulla costituzionalità dell’ordine esecutivo. Intanto, diverse manifestazioni di protesta sono state organizzate in molte città, a cominciare da New York e Washington. Una protesta montata anche negli aeroporti statunitensi, dove migliaia di persone manifestano all’interno e all’esterno degli scali aerei e decine di avvocati si mobilitano per offrire assistenza legale alle persone bloccate nei terminal di New York, Chicago, Los Angeles, Boston e di altre città.

Commenti negativi sull’ordine esecutivo di Trump sono giunti da molti paesi. In primis dalla Gran Bretagna. In una breve dichiarazione resa nota dal suo portavoce, il premier britannico Theresa May ha detto esplicitamente di non essere d’accordo con la misura. Posizione molto simile a quella espressa dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, e da altri leader europei. Dalle nazioni colpite dall’ordine esecutivo, invece, arrivano le prime contromisure. L’Iran ha già deciso di impedire l’ingresso nel proprio territorio dei cittadini statunitensi.

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21 febbraio 2018

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