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Proteste per il muro al confine col Messico

· Bruxelles annuncia l’intenzione di rivedere le relazioni con Washington ·

Tra gli oppositori al muro che l’amministrazione degli Stati Uniti intende rafforzare lungo la frontiera Messico ci sono le diverse popolazioni native che vivono nella fascia a ridosso del confine. La tribù dell’Arizona Tohono O’odham, che controlla di fatto circa un milione di ettari in parte confinanti con il Messico, ha già manifestato la sua ferma opposizione alla barriera voluta dalla Casa Bianca. Questo gruppo conta circa 28.000 persone, sottolineano i media locali. 

Una parte della barriera al confine tra Messico e Stati Uniti (Afp)

Ad aderire al movimento anti-muro ci sono anche gli Yaquies. «Siamo arrivati prima che i paesi e le frontiere ci dividessero», sottolineano alcuni dei leader delle tribù, al termine di una visita della zona dei Tohono lungo la frontiera. Bill Means, appartenente ai Lakota e tra i fondatori del Consiglio internazionale dei trattati indios, ha inoltre denunciato presunti abusi avvenuti sul fronte dei diritti umani, sottolineando di essere stato in questi giorni testimone di arresti, molti di donne e bambini, da parte di pattuglie di frontiera. L’amministrazione deve inoltre confrontarsi con posizioni molto ferme anche su altri fronti. «Nei rapporti tra Europa e Stati Uniti si apre una fase nuova, più pragmatica. È fuori di dubbio che l’amicizia tra i nostri popoli vada al di là dei cambiamenti di amministrazione. E non credo che gli Stati Uniti siano, o possano mai diventare, una minaccia per noi. Ma d’ora in poi il nostro rapporto sarà meno automatico. Dovremo verificare caso per caso quali siano i nostri interessi e se coincidano con quelli americani. E ci potranno essere casi in cui Europa e Stati Uniti non avranno le stesse posizioni» ha detto l’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.

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26 febbraio 2018

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