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Protesta per il Gay pride a Gerusalemme

· Una nota del Patriarcato dei Latini ·

La Chiesa Cattolica ha voluto unirsi alla «ferma protesta» espressa dai leader religiosi della Terra Santa — ebrei, cristiani, musulmani e drusi — per il «gay pride» che ha sfilato, giovedì 29 luglio, lungo le vie di Gerusalemme fino alla Knesset, il Parlamento israeliano, per proclamare, con le consuete modalità di queste parate, i diritti degli omosessuali.

«Questa manifestazione — si legge in una dichiarazione diffusa dal Patriarcato di Gerusalemme dei Latini e pubblicata dal Servizio informazione religiosa — costituisce una provocazione nei confronti della famiglia e del matrimonio, istituzioni volute da Dio, che ha benedetto l’unione tra l’uomo e la donna».

«Questa parata, così come gli organizzatori e le autorità che la permettono — si legge ancora nella nota del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini — non dimostra, infatti, alcuna sensibilità né nei confronti delle famiglie e dei loro sentimenti, né verso la santità di questa città».

«Gli omosessuali — continua il testo a firma del Patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal — tengano le loro parate dove vogliono, ma lascino Gerusalemme ai suoi pellegrini e ai suoi fedeli. Questa città ha già sofferto tante ferite e umiliazioni, ed è doloroso constatare che mentre a milioni di suoi abitanti arabi, compresi quelli dei Territori dell’Autorità Palestinese, viene impedito di visitare i Luoghi Santi di Gerusalemme per ragioni di “sicurezza”, sia invece d’altro canto permessa, senza costituire problema, una tale manifestazione».

«Basandoci sulla nostra responsabilità di custodire e salvaguardare la santità di questa città, cercando di cooperare con tutti gli uomini di buona volontà, esprimiamo il nostro rammarico — spiega il Patriarcato di Gerusalemme dei Latini — di fronte allo svolgersi di questa manifestazione».

Secondo il patriarca Fouad Twal «queste dimostrazioni prendono di mira le nostre città sante ed esprimono una diretta opposizione agli insegnamenti dei Libri Sacri riguardanti la santità del matrimonio, inteso come unione tra uomo e donna, benedetta da Dio con il dono dei figli».

In unione con i leader religiosi e a nome di tutti i cattolici della Terra Santa, monsignor Twal assicura «profondo rispetto nei confronti di ogni essere umano», e dunque anche degli omosessuali, ma ricorda «allo stesso tempo che è compito dei credenti annunciare la verità dei Dieci Comandamenti». Comandamenti — conclude il Patriarca di Gerusalemme dei Latini — «che non lasciano spazio all’apologia del disordine morale».

Il fondamento della felicità» è nella Parola del Signore: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».

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