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Proteggere
le vite innocenti

· Appello dei vescovi statunitensi dopo le stragi che hanno insanguinato il Paese ·

«Le cose devono cambiare. Ancora una volta chiediamo una legislazione efficace per evitare che questi inimmaginabili e ripetuti eventi di violenza omicida causati dalle armi da fuoco continuino ad accadere nelle nostre comunità. Come persone di fede continuiamo a pregare per le vittime e per la guarigione in tutte le comunità colpite. Ma azioni concrete sono necessarie per porre fine a queste abominevoli azioni». Questa la dichiarazione diffusa dal presidente dei vescovi statunitensi, cardinale Daniel DiNardo, dopo la strage avvenuta sabato scorso a El Paso, in Texas. Una dichiarazione alla quale, poche ore dopo, ha fatto seguito un’altra in cui si chiede al presidente e al congresso «di mettere da parte gli interessi politici e di individuare le strade per meglio proteggere le vite innocenti».

Sono state due infatti le stragi, verificatesi a meno di 13 ore l’una dall’altra, che hanno insanguinato gli Stati Uniti nel fine settimana, Dopo quella in Texas, un’altra carneficina ha avuto luogo a Dayton. in Ohio. Il bilancio parla complessivamente di 29 morti e oltre 50 feriti, mentre sullo sfondo della campagna elettorale si riaccende il dibattito sulle armi da fuoco.

Messo sotto accusa dai democratici, Donald Trump, tornando ieri nella sua residenza in New Jersey, ha tentato di correre ai ripari: «l’odio non ha posto in questo Paese. La violenza va fermata» ha scandito. «C’è il problema delle malattie mentali», ha quindi aggiunto, cavalcando la sua tesi che le stragi sono spesso frutto di lupi solitari psicolabili ma ignorando il tema della armi facili.

Per la prima sparatoria c’è già una pista legata al suprematismo bianco, una risposta contro «l’invasione ispanica del Texas». Ancora buio fitto invece sulla seconda sparatoria, accaduta poco dopo la mezzanotte a Dayton, cittadina nel cuore del Midwest, dove un uomo armato pesantemente ha seminato il panico in un animato quartiere. «In meno di un minuto i primi poliziotti sul posto lo hanno ucciso», ha raccontato il sindaco della città, Nan Whaley. «Se non fossero stati lì avremmo potuto avere centinaia di vittime», ha aggiunto. In effetti in meno di un minuto sono morte nove persone, tra cui la sorella del killer (tra le prime vittime), mentre altre 27 sono rimaste ferite. Gli investigatori lo hanno poi identificato come Connors Betts, un giovane bianco di 24 anni. Ora si scava sulla sua vita e sui suoi account social per capire il movente dell’attacco, Quando è entrato in azione, con un giubbotto antiproiettile, una maschera e protezioni per le orecchie, aveva un fucile d’assalto e 100 proiettili calibro 223. L’arma era stata comprata online.

Meno di 13 ore prima la strage in un supermercato Walmart dentro il centro commerciale Cielo Vista di El Paso, la città del candidato presidenziale democratico Beto O’Rourke, vicino al quel confine col Messico. In totale 20 morti, tra cui sei messicani e alcuni bambini, e 26 feriti. Tutti in gran parte ispanici. A fare fuoco con un fucile automatico per circa un’ora, sabato mattina, è stato Patrick Crusius, un giovane bianco di 21 anni, poi arrestato. La procura texana ha annunciato che chiederà per lui la pena di morte e che il massacro è trattato come terrorismo domestico e crimine d’odio. Gli investigatori sospettano che sia l’autore di un manifesto razzista e suprematista — non firmato — messo online una ventina di minuti prima della sparatoria. «Questo attacco è una risposta all’invasione ispanica del Texas», scrive l’autore, che afferma di sostenere il killer suprematista delle moschee di Christchurch e il suo delirante manifesto.

In senato intanto i repubblicani continuato a bloccare l’approvazione della legge per rafforzare i controlli sui precedenti di chi acquista armi. A tutto vantaggio della potentissima lobby sostenuta da Trump e dalla quale lo stesso presidente ha ricevuto forte sostegno per la sua elezione alla Casa Bianca.

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