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Proteggere le foreste
per garantire il futuro dell’umanità

· Intervento del cardinale segretario di Stato all’Onu ·

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, capo della delegazione della Santa Sede alla settantaquattresima Sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha partecipato, nella mattina di lunedì 23 settembre, all’incontro di alto livello sull’azione multilaterale in favore della protezione delle foreste pluviali. Di seguito una traduzione del suo intervento.

È un onore partecipare a questo Incontro di alto livello, convocato al fine di proporre azioni urgenti e durature per proteggere le nostre foreste pluviali.

Tutti noi riconosciamo quanto le foreste siano importanti per il mondo intero e anche per il futuro stesso dell’umanità: sono le più sicure risorse rinnovabili del mondo e sono essenziali per lo sviluppo umano integrale. In un tempo di crescente urbanizzazione, la loro importanza unica spesso viene data per scontata e sottovalutata, ed è per questo che l’educazione è importante affinché le persone non le considerino solo come risorse da sfruttare, ma anche come oasi protette da coltivare e alimentare costantemente. L’urgenza di questo compito di protezione ed educazione appare sempre più evidente, poiché la rapida distruzione di foreste comporta il rischio di perdere alcune specie e relazioni vitali, il che potrebbe finire con l’alterare l’intero ecosistema.

Dalla distruzione insensata delle foreste deriva grande sofferenza umana. L’impatto è sentito principalmente da coloro che dipendono dalle foreste come loro casa, sostentamento, retaggio culturale e strutture sociali. La cura per la nostra casa comune, e la cura per i nostri fratelli e sorelle in tale casa, devono andare di pari passo. Abbiamo bisogno di un’ecologia integrale e di uno sviluppo integrale, che mantengano un equilibrio tra l’uso responsabile delle foreste per lo sviluppo economico e sociale e la protezione e conservazione delle stesse per il bene di quanti dipendono da loro e se ne prendono cura, e per il bene dell’umanità e delle generazioni future. Le decisioni per migliorare la gestione delle nostre foreste devono essere prese con la piena e significativa partecipazione di coloro i cui diritti, valori e vite subiranno l’impatto maggiore.

Tra due settimane, il 6 ottobre, Papa Francesco riunirà in Vaticano un Sinodo dei vescovi di tutto il mondo sulla regione amazzonica, che sarà incentrato principalmente sulle sfide ecclesiali e pastorali dell’area, con una particolare attenzione alle popolazioni indigene che vi vivono e le questioni umane, ecologiche, sociali ed economiche che hanno un impatto sulla regione e, di fatto, sull’umanità. Anche molti altri importanti ecosistemi e vasti biomi devono affrontare gravi minacce, come il bacino del Congo, le foreste pluviali del sud-est asiatico, nonché foreste e coperture vegetali nazionali.

All’inizio del mese sono stato con Papa Francesco in Madagascar, dove dal 2001 è andato perso il 21 per cento delle foreste. In un incontro con leader nazionali, rappresentanti della società civile e membri del corpo diplomatico accreditato ad Antananarivo, egli ha parlato con passione di come la protezione delle nostre foreste debba essere parte dello sviluppo integrale e della cura per la nostra casa comune.

«La vostra bella isola del Madagascar — ha detto — è ricca di biodiversità vegetale e animale, e questa ricchezza è particolarmente minacciata dalla deforestazione eccessiva [...]; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune». Molte attività distruttive, ha osservato, vengono svolte forzatamente da abitanti poveri per assicurare la propria sopravvivenza. Ha quindi sottolineato che al fine di proteggere l’ambiente occorre creare posti di lavoro per aiutarli a uscire dalla povertà. «Non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente — ha affermato — senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future».

La crisi della rapida distruzione delle nostre foreste, specialmente quelle pluviali, non è soltanto ambientale, ma anche sociale e, soprattutto, etica. Le strategie per affrontarla senza indugio esigono un approccio integrato, multilaterale, che combatta la povertà e restituisca dignità agli esclusi, e al tempo stesso protegga questo dono prezioso, indispensabile e a rischio.

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