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Protagonisti poveri e sofferenti

· Domenica pomeriggio il Papa nella parrocchia romana di San Gelasio ·

Prima i più piccoli, poi gli ammalati, quindi i poveri, gli immigrati e una famiglia tragicamente colpita dal terremoto del 24 agosto 2016 saranno i protagonisti della visita pastorale di Papa Francesco alla parrocchia romana di San Gelasio, in programma a Ponte Mammolo domenica pomeriggio, 25 febbraio.

Papa Gelasio I in un affresco (1514-1518) di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone

Il vescovo di Roma riprende dunque gli incontri con le comunità della sua diocesi in un momento forte dell’anno liturgico, il tempo quaresimale, recandosi in una realtà di 7500 anime della periferia urbana, nel settore pastorale nord. A dargli il benvenuto saranno il parroco don Giuseppe Raciti e il suo vicario don Alfio Carbonaro, entrambi appartenenti alla famiglia ecclesiale “Missione Chiesa-mondo”, i cui membri si adoperano per promuovere il rinnovamento della pastorale parrocchiale auspicato dal concilio Vaticano II. All’istituto, attivo a Catania da circa trent’anni, sono affidate due parrocchie dell’arcidiocesi siciliana e dal 2003 questa di Roma che si sta preparando ad accogliere il Pontefice in un’atmosfera di grande partecipazione da parte dei fedeli.

Dopo un incontro con i bambini e i ragazzi del catechismo, i giovani dell’oratorio e le famiglie, uno con i malati e gli anziani, uno con gli indigenti e i volontari del centro Caritas che li assiste, Francesco ha in agenda due appuntamenti particolarmente toccanti: quello con due giovani, di 18 e 25 anni, provenienti dal Gambia e ospitati nei locali parrocchiali; e quello con i familiari della piccola Giulia Rinaldo, una delle vittime del sisma del centro Italia. La ragazzina undicenne con il suo corpo fece scudo alla sorellina Giorgia di quattro anni, salvandola dal crollo di una casa a Pescara del Tronto. Per questo le è stata dedicata l’aula del catechismo che avrebbe dovuto iniziare a frequentare a San Gelasio. «Invece di rassegnarsi alla disperazione il papà Fabio e la mamma Michela hanno voluto dar vita all’associazione “Immensamente Giulia e gli angeli delle macerie” al servizio dei minori in difficoltà» spiega il parroco, che racconta anche il motivo della presenza dei due africani: «È stata la nostra risposta all’appello del Papa all’Angelus del 6 settembre 2015, che in preparazione all’imminente giubileo della Misericordia chiedeva alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa di accogliere i profughi. Noi abbiamo iniziato con due egiziani, che ora lavorano in Francia, e adesso abbiamo questi due ragazzi provenienti dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)».

Preceduta dalla confessione di alcuni parrocchiani, momento centrale della visita papale sarà la messa della seconda domenica di Quaresima. Tra i concelebranti il collaboratore studente don Miguel Porres Prieto, di origine spagnola, formatosi nel cammino neocatecumenale in Brasile, il parroco emerito don Angelo Mangano e alcuni sacerdoti amici della comunità e dell’undicesima prefettura.

Eretta nel 1972, San Gelasio i è dedicata all’ultimo Pontefice di origine africana, che secondo Dionigi il Piccolo «morì povero dopo aver arricchito i poveri». Nel territorio convivono due realtà abbastanza differenti tra loro: la vecchia borgata a ridosso della Casa circondariale di Rebibbia, sulla Tiburtina, e i moderni insediamenti sorti negli anni Ottanta in direzione della Nomentana, lungo l’asse di via Casal de’ Pazzi, lato viale Kant - via Galbani. Questo dualismo si riflette anzitutto nella struttura del quartiere: le palazzine sorte vicino al carcere danno l’idea di un piccolo paese che oggi sembra soffocato dagli enormi fabbricati di cemento venuti su successivamente. Anche gli edifici di culto sono due: la primitiva chiesetta di Rebibbia ormai in via di dismissione e il nuovo complesso parrocchiale di via Fermo Corni, ultimato nel 1992. Incastonato nel cuore della parte più recente del quartiere, quest’ultimo è un punto di riferimento per centinaia di fedeli che ne frequentano assiduamente le varie attività, a cominciare dai tanti giovani coinvolti quotidianamente dagli animatori dell’oratorio.

La parrocchia inoltre assiste circa 250 poveri, ai quali ogni giovedì vengono distribuiti indumenti e pacchi viveri. E nello stesso giorno è attiva la mensa che per la colazione e il pranzo assicura pasti a oltre 50 persone senza fissa dimora, molte delle quali vivono in rifugi di fortuna nel vicino parco lungo le rive del fiume Aniene.

La seconda domenica del mese è interamente dedicata alle famiglie, che si riuniscono al termine della messa delle ore 10 per approfondire vari temi. Infine, per rispondere all’invito del Papa per una “Chiesa in uscita”, sono nate quattro comunità ecclesiali di base, ciascuna delle quali ogni settimana si incontra nelle abitazioni del quartiere per la lettura e la meditazione del Vangelo.

«Quando ci hanno comunicato che Francesco sarebbe venuto a trovarci — dice il parroco — abbiamo avviato una duplice preparazione per accoglierlo al meglio: una di tipo pratico, coinvolgendo il maggior numero di persone possibile. Ed è stupendo constatare il dono che il Papa fa con la sua visita. Tutti vogliono contribuire anche economicamente: addirittura un bambino del catechismo mi ha portato trenta euro dei suoi risparmi offrendoli per questa giornata». La seconda forma è spirituale: «La gente — conclude don Raciti — si riunisce in preghiera per questa intenzione dedicando una specifica decina del rosario proprio affinché la visita produca frutti. Inoltre è stata prolungata di un’ora l’adorazione eucaristica del giovedì, incentrata quest’anno sulle malattie spirituali che possono colpire i cristiani e le comunità, alla luce delle indicazioni contenute nella Evangelii gaudium».

di Gianluca Biccini

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