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Protagonisti nella sfera pubblica

· Messa nella cattedrale di Strasburgo al termine dell’incontro dei vescovi del Sud-Est Europa ·

«Visto che il terreno è ormai sgomberato dagli assolutismi ideologici, il momento è giunto di scegliere l’amore. La verità cristiana non può allearsi a forme violente di potere; non può dare spazio al fanatismo, all’integrismo o al fondamentalismo sviato. La città dell’uomo non è unicamente costituita da rapporti di diritti e di doveri, ma ancora di più, e prima di tutto, da relazioni gratuite, di misericordia e di comunione. La carità non esiste mai senza la giustizia, ma supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono». È un passaggio dell’omelia che monsignor Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, ha tenuto ieri durante la “messa per l’Europa”, celebrata a conclusione dell’incontro a Strasburgo dei presidenti delle Conferenze episcopali del sud-est Europa, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) in collaborazione con la Missione permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. All’incontro hanno partecipato, fra gli altri, esponenti degli episcopati di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio e degli episcopati di Grecia, Romania e Turchia. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo di Strasburgo Jean-Pierre Grallett. «L’incontrarci in comunione nella cattedrale è un segno di speranza per la nostra Europa che soffre la crisi e rischia di non vedere più il Cielo aperto sui propri Paesi e sui propri popoli», ha detto monsignor Giordano a margine della messa, alla quale hanno preso parte anche numerosi rappresentanti delle istituzioni civili europee per elevare assieme «una grande preghiera per l’Europa e per tutti coloro che sono diretti protagonisti della sua costruzione, dando testimonianza del posto di Dio nella sfera pubblica».

«Il serpente delle origini — è un altro passaggio dell’omelia — ha spinto Adamo ed Eva e spinge anche oggi l’Europa sulla strada della autonomia, della separazione dal Padre per cercare di realizzarci e salvarci da soli. Ma la solitudine è triste e non ci conduce da nessuna parte. La libertà da sola, concepita in modo individualista, non è capace di salvarci». Dunque, «chi ha la responsabilità del potere è una persona chiamata a mettersi al servizio innanzitutto della verità, del bene, della bellezza. Chi ha il potere non è padrone che decide del bene e del male, del vero e del falso, del brutto e del bello, ma è a servizio della realizzazione del “Bene”, del “Vero”, del “Bello”».

Tra gli obiettivi indicati durante l’incontro di Strasburgo c’è soprattutto l’invito a un maggiore presenza nella vita pubblica. È importante che i cristiani — ha spiegato monsignor Giordano — «siano là dove si prendono delle decisioni a livello europeo. E quindi l’obiettivo è di conoscere meglio le istituzioni europee, di mostrare loro il nostro interesse e la nostra presenza e acquistare una nuova competenza da poter poi trasmettere ai popoli e alle comunità, affinché i laici diventino protagonisti di questa costruzione europea».

L’esigenza è stata ribadita anche da padre Duarte Nuno Queiroz de Barros da Cunha, segretario generale del Ccee. «La questione — ha affermato — è politica, ma ancora prima è pre-politica, culturale, perché riguarda il significato della vita personale e sociale, e quindi i fondamenti della convivenza umana». Come Chiesa, «siamo sicuramente coinvolti, obbligati a essere protagonisti». L’interesse verso il Consiglio d’Europa, ha concluso, è dettato dal fatto che «qui si definiscono linee e quindi si fa cultura, modo di pensare che dopo diventa legge e proposta educativa per tutti i giovani».

Varie le questioni affrontate per l’occasione, tra cui quella del riconoscimento giuridico delle comunità cattoliche nei Paesi europei dove sono minoranze. «Le Chiese cattoliche chiedono — ha evidenziato il segretario del Ccee — che siano riconosciute come personalità giuridiche così che possano meglio svolgere la loro missione con tranquillità e con pari dignità che godono nei rispettivi Paesi le altre realtà religiose».

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14 ottobre 2019

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