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Protagonisti
i popoli indigeni

· ​L’America latina verso il sinodo sulla regione panamazzonica ·

Roma, 14. Le popolazioni indigene dell’America latina attendono con grande speranza l’assemblea speciale del sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, in programma a Roma nell’ottobre del 2019. A confermarlo è padre Robert Carrasco, sacerdote peruviano che nei giorni scorsi, insieme all’arcivescovo di Huancayo, cardinale Pedro Ricardo Barreto Jimeno, ha accompagnato in Vaticano una rappresentanza degli indigeni del fiume Napo che ha partecipato ai lavori della conferenza internazionale «Saving our common home and the future of life on earth», organizzata dal Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale nel terzo anniversario dell’enciclica Laudato si’.

Carrasco — in una dichiarazione al Sir — ha messo in risalto «l’importanza della presenza di rappresentanti dei popoli indigeni, non solo provenienti dalla regione panamazzonica ma anche da altri paesi del mondo»; essi «hanno partecipato con le loro proposte e sono diventati tra i protagonisti di questa conferenza». In tale ottica, aggiunge, anche la recente creazione cardinalizia dell’arcivescovo Barreto Jimeno (una delle voci che oggi nella Chiesa incarna con maggiore decisione il tema della difesa dell’ambiente come via per uno sviluppo rispettoso dei popoli indigeni) «ha significato per la Chiesa nella pan-Amazzonia un segno di speranza in vista del sinodo che si terrà nell’ottobre del 2019». Opinione condivisa anche da Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America latina, il quale ha sottolineato all’agenzia come Papa Francesco stia parlando con decisione di un «cambio di paradigma» e questo «pone le basi anche per un cambiamento che riconosca il protagonismo dei popoli indigeni».

La questione ambientale è stata al centro anche dell’ultima riunione del gruppo di lavoro sui cambiamenti climatici del World Council of Churches che si è tenuta nei giorni scorsi a Buenos Aires, per confrontarsi sulla just transition, ossia su quegli interventi di transizione necessari per proteggere la biodiversità e limitare le conseguenze di uno sfruttamento dissennato del pianeta. «La transizione verso un’economia libera dai combustibili fossili è una questione urgente», ha affermato il pastore Henrik Grape, coordinatore del gruppo di lavoro, il quale ha ricordato che, «in un contesto nel quale quasi un miliardo di persone vive nella povertà e dove le disparità socio-economiche continuano a crescere, è necessario muoversi con azioni mirate e tempestive. Farlo è una questione di giustizia».

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