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Protagonisti i bambini

Sono stati i bambini i protagonisti della seconda giornata di Francesco in Bulgaria: quelli ospiti di un campo profughi alla periferia di Sofia e quelli che hanno ricevuto dalle sue mani la prima Comunione a Rakovsky, nei pressi di Plovdiv, seconda città del paese.

Il primo incontro è avvenuto presto, alle 8.30 di lunedì, in forma privata, presso il campo di Vrazhdebna, appena fuori dalla capitale. Allestito in un vecchio edificio scolastico, è uno dei tre campi per rifugiati presenti a Sofia; gli altri sono Ovcha Kupel e Voenna Rampa. Ospita una ventina di famiglie provenienti soprattutto da Siria e Iraq. I bambini sono 45 e sono stati loro, con la loro naturale simpatia e voglia di far festa e con i loro canti allegri, ad accogliere il Papa nella sala del refettorio, insieme a genitori, volontari e responsabili, rendendo gioioso un incontro con persone che portano il peso e le sofferenze di esperienze terribili, assieme all’angoscia di un futuro incerto.

Alcuni piccoli hanno consegnato a Francesco i loro disegni. In uno erano raffigurati una bimba con la pelle bianca e un coetaneo con la pelle scura; in un altro dei fiorellini colorati e la scritta: «I bambini sono i fiori della terra». Il Pontefice li ha ringraziati, complimentandosi con loro.

A porgergli il saluto è stata Silsila Mahbub, una giovane volontaria di Caritas Bulgaria, che ha illustrato le attività svolte nel campo e più in generale a sostegno di quanti desiderano integrarsi nella società.

Silsila è afghana, ed è arrivata qui come rifugiata. I suoi genitori sono negli Stati Uniti, ma lei, una volta ottenuto lo status di rifugiata, ha preferito restare ad aiutare quanti, come lei, fuggono da guerre e povertà. Ora si occupa degli ospiti di questo campo, con l’aiuto dell’Agenzia statale per i profughi, assieme a Catholic relief services e all’Unicef.

Ma la giovane non è l’unica a essere rimasta qui dopo essere arrivata come profuga. Anche Biwer, iracheno, è giunto in Bulgaria due anni e mezzo fa, e quasi subito è diventato volontario Caritas. È lui a tradurci le storie di alcune delle famiglie ospiti. Come quella di Soad Husein, irachena, di Mosul, in Bulgaria da tre anni, con il marito malato e sette figli piccoli. Per loro soprattutto spera in un futuro migliore. Come Taha Saber, anche lui arrivato da Mosul, tre anni fa, con la moglie e i sei figli. L’ultima è nata qui, ha poco più di un anno. È disperato perché non hanno i documenti e il loro permesso è a tempo. Vorrebbe rimanere. Una speranza affidata con una lettera al Pontefice, che si è soffermato ad ascoltare la sua storia e quella di altri, incoraggiando tutti, tra un selfie, una fotografia e una carezza per i più piccoli.

Prima di andare via Francesco ha rivolto alcune parole ai presenti, ringraziando in particolare i bambini, che «portano gioia» anche nel doloroso “cammino” dei migranti.

Con la breve visita al campo profughi il Papa ha voluto testimoniare ancora una volta — come aveva fatto nel 2016 a Lesbo — vicinanza a quanti fuggono da povertà e conflitti, richiamando su di loro l’attenzione della comunità internazionale. Del resto in Bulgaria l’ondata migratoria si è intensificata particolarmente tra il 2015 e il 2016 lungo la cosiddetta rotta balcanica. Terminata l’emergenza, dallo scorso anno il numero di migranti si è ridotto dell’85 per cento: nel 2018, secondo i dati della Caritas locale, sono state 2500 le persone che hanno chiesto asilo e 750 di loro hanno ottenuto la protezione internazionale.

Lasciato il campo profughi, Francesco ha quindi raggiunto l’aeroporto di Sofia, da dove si è imbarcato su un volo di Stato diretto alla vicina base aerea Graf Ignatievo di Plodviv. All’arrivo è subito salito su un’automobile a bordo della quale ha percorso i trenta chilometri che separano lo scalo da Rakovski, comune di ventottomila abitanti. Dopo aver salutato il sindaco Paul Gudzherov, con i famigliari, il Pontefice ha cambiato vettura, salendo sulla papamobile scoperta. Particolarmente calorosa l’accoglienza della gente — oltre diecimila persone — assiepata lungo il tragitto. Una presenza che non meraviglia, visto che questa è la città bulgara dove più consistente è la presenza di cattolici in un paese a maggioranza ortodossa.

L’appuntamento era nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, costruita nel 1928 dopo un grande e devastante terremoto. Si tratta del secondo tempio cattolico più grande dei Balcani, dopo la cattedrale di Zagabria. Ad attenderlo 245 bambini provenienti da tutto il Paese per ricevere dalle sue mani — e non era mai accaduto durante un viaggio internazionale — la prima Comunione. Con le loro tuniche bianche, su cui spiccava il colorato logo della visita, hanno riempito la navata centrale della chiesa, dove erano presenti circa 700 persone, i loro genitori e i catechisti.

La messa in italiano e in bulgaro è stata concelebrata da monsignor Petko Jordanov Christov, vescovo di Nicopoli, dagli ecclesiastici del seguito papale e da numerosi sacerdoti che hanno accompagnato i bambini delle loro parrocchie. E proprio ai piccoli si è rivolto Francesco, prima all’omelia, “investendoli” di un compito importante — «Il Signore ha bisogno di voi per poter realizzare il miracolo di raggiungere con la sua gioia molti dei vostri amici e familiari» ha detto loro — e introducendoli più tardi all’importante incontro con Gesù, dando loro la comunione sotto le specie del pane e del vino.

A conclusione della celebrazione, monsignor Christov ha rivolto un saluto di ringraziamento al Papa, terminando con gli auguri di buon onomastico al Pontefice: in questo giorno in Bulgaria si celebra infatti la festa di san Giorgio.

Da parte sua Francesco ha espresso riconoscenza alle autorità e a quanti hanno contribuito alla buona riuscita della visita nel Paese balcanico. E al termine una “nevicata” di petali di rose bianche — fiore simbolo della Bulgaria — è stata fatta cadere dal soffitto sulla processione del Pontefice, mentre percorreva la navata per uscire dalla chiesa, salutando i piccoli e le loro famiglie.

La mattinata del Papa si è quindi conclusa al locale convento delle suore Francescane, dove ha pranzato con i tre vescovi della Bulgaria. In ricordo ha donato alle religiose un trittico in legno con Madonna e angeli, realizzato dalla Fraternità monastica di Betlemme durante il pontificato di Paolo VI.

La tappa del Pontefice a Rakosvki prosegue nel primo pomeriggio con l’incontro con la comunità cattolica presso la chiesa di San Michele arcangelo. Al termine il rientro in aereo a Sofia, dove nel tardo pomeriggio, in piazza Nezavisimost, Francesco prega per la pace con gli esponenti delle varie confessioni religiose presenti in Bulgaria.

dal nostro inviato
Gaetano Vallini

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17 novembre 2019

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