Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Promesse da mantenere

· ​Intervento all’Onu del portavoce dell’episcopato in Repubblica Democratica del Congo ·

 «Le Nazioni Unite devono rafforzare il loro impegno nella Repubblica Democratica del Congo dove intere aree sono ormai fuori dal controllo dello stato»: è quanto ha affermato nei giorni scorsi padre Donatien Nshole, segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale, nel corso di un intervento al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

«In intere province congolesi, dall’Ituri al Kasai, passando per il Tanganyika, il nord e il sud Kivu, la situazione umanitaria e la sicurezza — ha dichiarato Nshole — sono contrassegnate dal caos e da una violenza generalizzata dovuti alla presenza di diversi gruppi armati, a conflitti interetnici, ma anche e soprattutto all’assenza dello stato. La mancata presenza dell’autorità pubblica in certe zone del paese è dovuta all’illegittimità delle istituzioni principali», ha aggiunto, facendo riferimento alle elezioni presidenziali che dovevano tenersi entro la fine del 2016 e al prolungamento del secondo e ultimo mandato di Joseph Kabila.

Una situazione che viene sempre più contestata dalla popolazione, della quale si è fatta portavoce un’associazione del laicato cattolico che dall’inizio del 2018 ha promosso tre grandi manifestazioni pacifiche di protesta nazionale, represse nel sangue. Le manifestazioni, organizzate dal Comitato laico di coordinamento, erano volte a chiedere l’applicazione integrale del cosiddetto “accordo di san Silvestro”, firmato il 31 dicembre 2016 con la mediazione dell’episcopato cattolico, che prevede la creazione di un governo di unità nazionale che comprenda tutti i partiti di opposizione, incaricato di preparare libere elezioni, oltre al rilascio dei prigionieri politici e alla libertà di stampa ed espressione per i giornalisti.

Il segretario generale della Conferenza episcopale ha indicato alcuni percorsi che potrebbero consentire di uscire dalla crisi. In primo luogo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite deve fare maggiore pressione affinché vengano stabilite concretamente le nuove elezioni. La transizione veramente democratica attraverso le urne è infatti, secondo padre Nshole, l’unico modo per «dare al popolo congolese dei governanti in grado di far fronte alla crisi multiforme che sta divorando il paese». Il sacerdote non ha dubbi nell’affermare che è quanto mai urgente «attuare le disposizioni dell’accordo di san Silvestro e rispettare il calendario elettorale».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE