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Promessa mantenuta

Proprio in questi giorni, centosettantaquattro anni fa, Charles Dickens era curvo sul suo modesto e amato scrittoio, impegnato in una febbrile corsa contro il tempo per pubblicare, prima delle feste, Canto di Natale («A Christmas Carol»), in cui l’autore — aspetto questo spesso trascurato dalla critica — sferza la società del tempo, incurante dei poveri, complice dello sfruttamento minorile, indifferente alla piaga dell’analfabetismo. 

Una critica che si fa denuncia della Poverty Law, allora in vigore, che invece di combattere la miseria di larghe fasce della popolazione, finiva — secondo lo scrittore — per aggravarla. Dal tirchio Scrooge — che detesta il Natale perché essendo un giorno non lavorativo non gli permette di guadagnare e accumulare altro denaro — la lingua inglese ha mutuato il termine per indicare l’avarizia, e su questa figura è modellato il personaggio di Mr. Potter, l’avaro del celeberrimo film di Frank Capra La vita è meravigliosa. Ed è Scrooge l’indiscusso protagonista del film, uscito in Italia il 21 dicembre, L’uomo che inventò il Natale, in cui si racconta anche la rocambolesca genesi dell’opera scritta a tempo di record. Mentre i luoghi e i costumi del film, uscito da un mese in Inghilterra, rappresentano il fiore all’occhiello della mostra allestita al museo Charles Dickens di Londra, dal titolo A ghost of an idea: unwrapping a Christmas Carol. L’esposizione, fino al 25 gennaio, oltre a esibire il celeberrimo scrittoio (seduto al quale Dickens compose alcuni dei suoi capolavori, tra cui Great Expectations) è impreziosita da rarissime prime edizioni del racconto autografate dall’autore e da bozzetti disegnati dall’allora celebre vignettista John Leech, che diventarono poi le illustrazioni della prima edizione di Canto di Natale. Che andò subito esaurita anche grazie all’attrazione esercitata da alcuni dei protagonisti del racconto, come Jacob Marley, lo spirito che visita Scrooge, ne scandaglia la coscienza e ne consacra la conversione. Secondo lo storico Barry West, riferisce «The Guardian» del 21 dicembre, fu una persona reale (un medico di Londra) conosciuta in Cornovaglia a ispirare all’autore la creazione di Marley. A quell’uomo, alla ricerca della fama come medico, Dickens avrebbe promesso di farsi garante della sua gloria letteraria grazie a un racconto sul Natale che da tempo aveva in mente. Promessa mantenuta. 

di Gabriele Nicolò

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21 ottobre 2019

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