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Profughi espulsi

· Più di tremila nigeriani vittime di Boko Haram rispediti in patria dalle autorità del Niger ·

Un altro dramma legato al nome di Boko Haram. Il Niger ha espulso dai suoi confini oltre tremila nigeriani, quasi tutti fuggiti oltre confine per sottrarsi alle violenze del gruppo jihadista. Secondo i loro racconti, in tre giorni di marcia per tornare in territorio nigeriano almeno dodici persone sono morte, stremate dal caldo e dalla fatica.

Profughi nigeriani sulle sponde del lago Ciad (Afp)

Del provvedimento di espulsione erano state avvertite la autorità della Nigeria, la cui protezione civile, la National Emergency Management Agency (Nema), è stata allertata e ha inviato mezzi per accogliere i profughi esausti nella cittadina di confine di Gaidam, nello Stato nordorientale del Borno. «Credevamo che fossero circa duemila, ma ne abbiamo già registrati oltre tremila e ce ne sono ancora centinaia in arrivo», ha riferito un dirigente della Nema che coordina le operazioni a Gaidam. I profughi, in gran parte pescatori hanno raccontato che i soldati nigerini sono arrivati al villaggio di Lelewa, sulla sponda nigerina del lago Ciad, dove loro si erano stabiliti per sfuggire alla violenza dei miliziani islamisti, ordinando loro di andarsene subito. Nessun commento è giunto dalle autorità del Niger, che finora avevano consentito ai profughi nigeriani di accamparsi nell’area del lago Ciad. Il Niger è uno degli Stati, insieme con Benin, Camerun e Ciad, che forniscono truppe alla missione africana inviata contro Boko Haram in Nigeria. Secondo alcuni osservatori, la decisione di rimpatriare i profughi potrebbe essere stata presa in conseguenza del fatto che le operazioni militari hanno consentito di sottrarre ampie zone di frontiera ai miliziani Boko Haram, eliminando la minaccia e quindi la necessità dello sconfinamento dei profughi stessi.

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12 dicembre 2019

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