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Profughi bombardati

· Colpito un campo nel nord-ovest della Siria mentre ad Aleppo non regge la tregua annunciata da Russia e Stati Uniti ·

Almeno trenta profughi uccisi, tra cui donne e bambini, è il bilancio di un raid aereo che ha colpito ieri un campo a Sarmada nel nord-ovest della Siria. La Casa Bianca ha negato la presenza di aerei americani nella zona. 

Profughi siriani fuggiti in Giordania (Ansa)

E oggi combattimenti tra l’esercito siriano e miliziani qaedisti del Fronte Al Nusra, a sud di Aleppo — nonostante la tregua decisa da Stati Uniti e Russia — hanno causato più di 73 morti. I jihadisti hanno lanciato un’offensiva, conquistando la località di Khan Tuman e circondando villaggi vicini ad Aleppo dove ieri si era registrata una calma inusuale dopo due settimane di raid e bombardamenti di artiglieria che hanno ucciso più di 280 persone. La giornata di ieri era stata anche caratterizzata dalla diffusione di immagini satellitari che mostrano come Ramadi, città irachena in mano al cosiddetto Stato islamico (Is) per otto mesi dall’agosto 2015 al gennaio scorso, sia stata ridotta a un tappeto di macerie. La città chiave dell’insurrezione jihadista è stata di fatto rasa al suolo, distrutta dai raid aerei della coalizione anti-Is guidata dagli Stati Uniti e dai combattimenti tra miliziani e forze lealiste irachene. La distruzione di Ramadi assomiglia a quella di altre città irachene, come Falluja e Hit, e ad altre situazioni catastrofiche in Siria, come Homs e la stessa Aleppo, in larga parte distrutte dai raid aerei e dalle violenze in corso da cinque anni. Ramadi, capitale della regione irachena di Anbar, sembra essere oggi il simbolo di questa distruzione: oltre 3.000 edifici a terra, quasi 400 strade e ponti danneggiati o distrutti tra maggio 2015, quando i jihadisti conquistarono la città, e il 22 gennaio di quest’anno dopo la riconquista delle forze irachene.

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26 gennaio 2020

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