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Profughi al gelo

· Il maltempo aggrava la condizione dei siriani sfollati in patria e rifugiati all’estero ·

Il maltempo che ha investito negli ultimi giorni il Vicino oriente sta aggravando le già precarie condizioni di milioni di sfollati interni e di rifugiati all’estero provocati dal conflitto siriano: oltre tre milioni solo in Libano, Iraq e Giordania. 

L’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) è alle prese con un’eccezionale sfida logistica soprattutto in Libano, dove non sono stati allestiti campi attrezzati e oltre un milione di persone si trovano in alloggi di fortuna o accampamenti sorti spontaneamente. Ninette Kelley, la rappresentante dell’Unhcr in Libano, ha detto che si sta facendo uno sforzo eccezionale per assicurare l’assistenza necessaria, fornendo stufe, coperte, denaro e buoni per l’acquisto di carburante per il riscaldamento. Per il mare in tempesta sono stati chiusi i porti libanesi rendendo ancora più difficili gli approvvigionamenti e soprattutto la loro distribuzione. A questo si aggiungono le continue interruzioni dell’erogazione di energia elettrica. Altrettanto drammatica è la situazione degli almeno sei milioni di sfollati siriani, spesso bloccati in aree di conflitto. Le previsioni meteorologiche sono di maltempo ancora per alcuni giorni e c’è allarme anche per possibili inondazioni provocate dai torrenti nelle valli. In molte località coperte da un manto di neve, compresa la capitale Damasco, risultano precarie le forniture di elettricità.

Il maltempo non ha invece fermato i combattimenti né sui fronti siriani né su quelli iracheni contro il cosiddetto Stato islamico (Is). Nelle ultime ore si sono visti in azione i cacciabombardieri della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti d’America. Nuovi raid aerei hanno colpito in particolare le postazioni dell’Is nell’area di Kobane, la città siriana al confine con la Turchia dove da tre mesi i peshmerga curdi resistono all’offensiva dei miliziani jihadisti.

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19 settembre 2019

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