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Profonda compassione

L’appello diffuso dall’Unione internazionale delle superiore generali in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne costituisce una novità per molti aspetti. Innanzi tutto, è la prima volta che all’interno della Chiesa un’istituzione femminile — e la più numerosa e importante — si pronuncia su questo argomento, ricollegandosi così a tutte le altre che in questi giorni si sono pronunciate in proposito. Per la prima volta, poi, la voce collettiva che si alza è quella delle donne religiose, di solito silenziose.

Ma il testo contiene anche un altro importante elemento: l’invito a tutte le donne che hanno subito o subiscono violenze a denunciare. Cioè a comportarsi in modo contrario a quello assunto finora. La salute mentale delle vittime viene dunque indicata come più importante dell’immagine di ogni istituzione.

Le religiose possono proporre con coraggio questo comportamento perché sentono una profonda compassione per ogni vittima di abuso sessuale. Come aveva scritto Jean-Jacques Rousseau a metà Settecento, «non si compiangono mai negli altri che i mali di cui non ci si sente personalmente esenti». Le donne sanno di essere tutte vittime potenziali.

Proprio per questo la voce delle donne, la loro esperienza, e soprattutto la loro compassione sono indispensabili nella lotta contro gli abusi. (lucetta scaraffia)

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26 marzo 2019

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