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Profeti di un mondo nuovo

· Il segretario di Stato a un incontro con il clero nell'aula Paolo VI ·

Uomini di Dio e della comunione, profeti d'un mondo nuovo. È questa l'immagine del sacerdote delineata dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che nell'aula Paolo VI ha aperto, mercoledì 9, un pomeriggio di testimonianze e riflessione dedicato appunto ai sacerdoti. Un'immagine che oggi è chiamata a confrontarsi con una provvidenziale stagione di rinascita e rinnovamento, anche e soprattutto dopo le «infedeltà, a volte anche gravi», di alcuni membri del clero. Poiché — ha ribadito il porporato — «la Chiesa e la società hanno bisogno di sacerdoti».

L'incontro in Vaticano, «che si inserisce — ha detto Bertone — come una gemma nelle iniziative per la conclusione dell'Anno sacerdotale», è stato promosso dai sacerdoti aderenti al movimento dei Focolari, dal movimento di Schoenstatt, dal Rinnovamento carismatico cattolico internazionale e da altre aggregazioni ecclesiali. «Sacerdoti oggi», il titolo della manifestazione alla quale hanno partecipato preti provenienti da oltre 70 Paesi. «“Sacerdoti” e non “sacerdote”: per dire che la nostra vita — ha chiosato il cardinale — si declina al plurale. Il sacerdote è l'uomo della comunione, e mi piace sottolineare che il respiro della comunione è un elemento fondamentale per la salute del corpo della Chiesa».

A scandire l'incontro una serie di testimonianze. Un sacerdote dell'Irlanda sulla fedeltà alla vocazione. Dal Burundi, i sopravvissuti all'assalto al seminario minore di Buta. Dalla Germania, un prete che ha superato l'esperienza dell'alcolismo grazie all'aiuto della sua comunità. E, infine, la testimonianza teologica del cardinale arcivescovo di Santiago del Cile, Francisco Javier Errázuriz Ossa, insieme alla rivisitazione di alcune pagine di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, e di padre Josef Kentenich, fondatore di Schoenstatt. Il tutto suddiviso in tre momenti, che come in un mosaico hanno contribuito a formare l'identikit dei sacerdoti oggi: uomini di Dio; fratelli tra i fratelli, nell'unico popolo; profeti di un mondo nuovo. E ogni «tappa» introdotta da brani in video dell'incontro di Benedetto XVI con i sacerdoti, nel luglio del 2005 ad Aosta.

«Il primo scopo della mia venuta fra voi è quello di portarvi il saluto, l'affetto e la benedizione di Benedetto XVI», ha detto il cardinale Bertone che ha assicurato come il Papa abbia «manifestato il suo apprezzamento verso i movimenti ecclesiali, che hanno voluto questo convegno nel segno dell'unità e della fraternità». Quello che emerge dal convegno — ha proseguito — è «il percorso di una vita sacerdotale robusta e generosa, improntata a “una radicale forma comunitaria”, secondo la ricca espressione dell'esortazione apostolica Pastores dabo vobis , che fa del sacerdote un tutt'uno con il vescovo e il presbiterio e che si trova in rapporto di corresponsabilità con i fedeli laici».

Per Bertone, «non lo si dirà mai abbastanza che il sacerdote è un uomo di Dio, icona di Cristo, e questo non solo quando prega o celebra i sacramenti, ma in tutta la sua vita, egli è immagine di Dio che è Amore — Deus caritas est — della sua misericordia, dell'Amore crocifisso».

I sacerdoti, inoltre, «sono essenzialmente fratelli tra i fratelli nei quali ravvisano il volto di Cristo. Fratelli di ogni persona umana, degli uomini e delle donne, da amare e da servire con totale dedizione, senza nessun attaccamento, senza ricerca del proprio interesse. Allora si comprende l'attualità e la bellezza del celibato. E in voi questa bellezza risplende di quell'amore incondizionato che è sempre stato tenuto in grande considerazione nella Chiesa, come segno e stimolo della carità e come una speciale sorgente di fecondità nel mondo».

La Chiesa e l'umanità «hanno bisogno di sacerdoti di questa tempra, di autentici “profeti d'un mondo nuovo”; quel mondo iniziato con la venuta di Cristo, in continuo divenire, in continua formazione».

Rivolgendosi in particolare ai «cari amici sacerdoti», il cardinale Bertone ha quindi sottolineato come «in questo tempo, ci siamo dovuti far carico del dolore per le infedeltà, a volte anche gravi, di alcuni membri del clero, che hanno inciso così negativamente sulla credibilità della Chiesa, per cui il Papa rispondendo ai giornalisti durante il recente viaggio in Portogallo, ha parlato di una “persecuzione” che nasce dall'interno stesso della Chiesa». Tuttavia, — ha aggiunto Bertone citando la Lettera pastorale ai cattolici dell'Irlanda — «da questo dolore scaturisce una presa di coscienza provvidenziale: occorre vivere “una stagione di rinascita e di rinnovamento spirituale”, seguire “con coraggio la via della conversione, della purificazione e della riconciliazione”, “trovare nuove vie per trasmettere ai giovani la bellezza e la ricchezza dell'amicizia con Gesù Cristo nella comunione della sua Chiesa”, come ci ha invitato a fare Benedetto XVI». Sin dall'indizione dell'Anno sacerdotale — ha concluso il cardinale Bertone — «il Papa ci ha orientati, inoltre, a “cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità” ( Lettera di indizione , 16 giugno 2009). Siatene certi, soprattutto voi che trovate la linfa vitale per la vostra santità sacerdotale proprio nell'ambito di alcuni di questi movimenti ecclesiali».

Al termine dell'incontro la celebrazione dei vespri. Nell'omelia il cardinale Cláudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero, ha parlato della stagione di «rinnovata Pentecoste» alla quale in primo luogo sono invitati i presbiteri nel rispondere alla missione loro affidata dal Signore. «Il sacerdozio ministeriale — ha detto inoltre — di cui voi, sacerdoti, siete stati insigniti sacramentalmente, vi ha configurato a Cristo, capo e pastore del popolo di Dio. Con tutte le altre membra del Corpo, siate discepoli di Gesù. Ciò è determinante perché così siete entrati nella strada della salvezza. Eppure, per l'ordinazione presbiterale siete non soltanto discepoli, ma anche capi e pastori della comunità dei discepoli. Capi non nel senso mondano, ma piuttosto come servitori del popolo di Dio. Sant'Agostino lo disse alla sua comunità: “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”. In conseguenza, il presbitero è pastore sempre, ventiquattr'ore al giorno, e bisogna assumere questa identità e questo ministero con lo stesso amore che Gesù richiese da Pietro: “Tu mi ami?” e Pietro: “Signore, tu sai che ti amo” e Gesù: “Pasci le mie pecorelle”».

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