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​Profeta del rinnovamento
conciliare

· Aperta la causa di beatificazione di padre Pedro Arrupe ·

Si tiene nel pomeriggio di martedì 5 nella basilica di San Giovanni in Laterano la sessione di apertura dell’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione e canonizzazione di padre Pedro Arrupe Gondra (1907-1991), preposito generale della Compagnia di Gesù dal 1965 al 1983. Pubblichiamo la parte conclusiva dell’intervento del cardinale vicario.

Nella vita del padre Arrupe si scorge una grande coerenza tra i suoi numerosi scritti — sia personali che pubblicati — nei quali si manifestano eloquentemente la sua spiritualità e il suo atteggiamento verso le persone. Innanzitutto constatiamo la profondità e la grandezza spirituale della sua preghiera e della sua familiarità con Dio uno e trino. È stato aperto alla volontà del Padre, volontà che ha voluto adempiere in tutto, grazie al suo voto di perfezione. È rimasto radicato in Cristo, che ha amato appassionatamente e, con coraggiosa fiducia, si è lasciato guidare nel suo percorso dalla saggezza e dalla libertà che vengono dallo Spirito Santo.
A partire da questa spiritualità cristiana, comune ai battezzati, il padre Arrupe, negli anni sessanta e settanta, già come superiore generale, ha voluto dare un forte impulso alla riscoperta della spiritualità ignaziana, promuovendola e diffondendola in tutto il mondo. All’interno di questa e a partire dai testi fondamentali di sant’Ignazio — come gli Esercizi spirituali — e di altri gesuiti, ha vissuto il discernimento personale e in comune e lo ha trasmesso e applicato al suo modo di governare la Compagnia di Gesù, con fedeltà al «modo di procedere» dell’Ordine.
È stato un vero uomo di Dio, ed ha avuto anche una personalità ricca di qualità umane nel conoscere, trattare, ascoltare, rispettare, curare ed aiutare gli altri, dando grande fiducia a ciascuno. Quello che lui per primo ha vissuto, e che ha inculcato particolarmente ai suoi studenti, vale per tutti: diventare «uomini e donne per gli altri». Semplice e povero di spirito nella sua vita quotidiana, e insieme partecipe della ricchezza di Dio, ha voluto andare incontro agli «affamati di pane e di Vangelo»: per questo ha promosso un servizio della fede per tutti i bisognosi di Dio. Grazie alla sua particolare sensibilità per le situazioni sociali drammatiche e per i poveri, ha sempre incoraggiato tutti a stabilire un contatto personale e continuo con loro, e ha favorito la consapevolezza di dover promuovere tutte le attività pastorali ed educative che vanno a loro beneficio.

di Angelo De Donatis

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21 settembre 2019

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