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Professore tra professori

· Joseph Ratzinger e il «Gesù di Nazaret» presentato all’università di Parma ·

Ratzinger accolto come professore fra i professori, in dialogo franco, sereno, scientifico, propositivo. Un tratto dell’autentico spirito universitario. In questo clima il pomeriggio del 1° dicembre, nell’aula magna dell’università degli studi di Parma, si è svolta la presentazione del secondo volume di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione . Urbino e Messina, Parma e prossimamente Sassari, sono le tappe — e già se ne prevedono altre — del ciclo d’incontri organizzato dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev) e coordinato da Pierluca Azzaro (dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) al fine di portare «Gesù di Nazaret all’università». Nella sede parmense era presente anche monsignor Giuseppe Antonio Scotti, presidente della Fondazione Joseph Ratzinger.

A quasi nove mesi dal suo lancio, il libro è un indiscusso fenomeno editoriale che non ha bisogno di presentazioni. Sta maturando inoltre la ricezione interdisciplinare del testo. Un fattore che giustifica la sua «ripresentazione» e il suo ingresso scientifico nelle università statali. Del resto Ratzinger desiderava coronare la sua carriera accademica con questo lavoro, «il punto di massima aspirazione per un docente di teologia», ha osservato il salesiano Giuseppe Costa, direttore della Lev.

Il rettore dell’università di Parma, Gino Ferretti, ha aperto la presentazione sottolineando come nel fatto religioso si ritrovi un autentico tema universitario, che va affrontato in sedi di approfondimento culturale. La presentazione del volume è confluita poi nella conclusione del congresso sul rapporto fra religione e politica organizzato dal dipartimento di Filosofia. Il rettore ha constatato «la necessità da parte di tutti di un approfondimento dei valori fondanti della società, della convivenza». E in questa attività di riflessione «il tema del valore religioso va ben al di là di un interesse limitato».

Quella di Parma è fra le università italiane più attente e sensibili alla reintroduzione nei curricula accademici delle scienze religiose. Il docente di storia delle dottrine politiche, Giorgio Campanini che ha fatto da moderatore all’evento, ha rilevato che «oggi credenti e non credenti possono essere d’accordo sul fatto che una sana e autentica laicità non esclude la dovuta attenzione» a queste scienze. Ragion per cui in aula magna si è parlato di un libro il cui autore è «un ricercatore della verità, come lo deve essere uno scienziato». E in questo caso la ricerca della verità era puntata a comprendere chi è realmente Gesù di Nazaret.

Frutto di questa ricerca, di questa indagine, è un testo accessibile «ma allo stesso tempo dotto, senza essere mai eccessivo», secondo la descrizione dell’arcivescovo di Parma, Enrico Solmi, che ha individuato tre livelli di lettura a partire dall’analisi di chi affronta queste pagine e del motivo per il quale lo fa. Un pubblico ampio, interessato all’opera, ma senza una particolare preparazione teologica, può trovare «vertici di spiritualità» ben contestualizzati. Un’altra lettura, più attenta, valorizzerà il lungo itinerario di analisi che ha prodotto la sintesi e coglierà i versanti teologici profondi di questo studio. La terza lettura è nettamente sapienziale, vincolata «a un maestro di teologia che non si preoccupa di dire o di offrire erudizione, ma di dare risposte agli interrogativi sulla figura di Gesù».

Un «ideale terzetto di interpretazioni» è stato poi affrontato da altri docenti e ha chiaramente avuto come comune denominatore l’interesse per lo stile ermeneutico utilizzato da Joseph Ratzinger - Benedetto XVI. Senza trascurare l’impossibilità di separare i due volumi. Al primo ha fatto riferimento Andrea Poma — ordinario di filosofia morale all’università di Torino — citando l’autore: «Ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il Gesù storico in senso vero e proprio. Io sono convinto, e spero che se ne possa rendere conto anche il lettore, che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni». Elemento che ha portato Poma a sottolineare — accanto al dato sperimentale — la distinzione che esiste fra storia delle religioni e storia della fede. «In un metodo storico si ricerca l’obiettività dei fatti»; l’obiettività è infatti «un criterio fondamentale della storia della religione». Ma se si cerca di «costruire la storia della fede, le fonti soggettive di chi ha fatto l’esperienza di fede non possono essere scartate in assoluto, né possono essere eliminate per costruire il dato obiettivo, anzi sono il dato importante». Ha poi osservato: «Mi sembra che Ratzinger desideri fare qualcosa del genere: ricostruire la realtà, il fatto storico vero e proprio, ma il fatto storico vero e proprio della fede, il motivo per il quale questo Rabbi in particolare ha suscitato in quanti lo hanno ascoltato un’esperienza che li ha portati a una fede nel Redentore, nel Dio fatto uomo».

«Di fatto l’annuncio apostolico con il suo entusiasmo e con la sua audacia è impensabile senza un contatto reale dei testimoni con il fenomeno totalmente nuovo e inaspettato che li toccava dall’esterno e consisteva nel manifestarsi e nel parlare del Cristo risorto». A questa argomentazione di Ratzinger ha dato voce Gianni Ambrosio — vescovo di Piacenza, presidente della commissione della Conferenza episcopale italiana per l’Educazione cattolica, la scuola e l’università — coinvolgendo il pubblico composto da docenti qualificati nello stupore vissuto dai discepoli, testimoni della resurrezione che rimanevano «sopraffatti dalla realtà» che sperimentavano. Non di rado il linguaggio, per nulla scarno, nella sua bellezza, sensibilità e semplicità, va in aiuto della comprensione o ricezione dei concetti più alti. Come fa Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, «con parole profonde ed emozionanti», mostrando la sua «partecipazione orante», percorrendo lo stesso cammino di Gesù e plasmando un’opera scritta la cui lettura richiede di «contemplare» e di «ascoltare» per percepire, ad esempio, il «modo sommesso» dell’agire di Dio, o per scoprire come Ratzinger tiene conto, nell’attività esegetica, della ragione storica, superando però i suoi limiti e inserendola in una lettura dei Vangeli più profonda, più vitale. Così — ha sottolineato monsignor Ambrosio — «la riflessione proposta dal Papa rende vivo il volto di Gesù e rende attuali le sue parole».

«Il libro sviluppa coerentemente il suo progetto di comprensione della figura e del messaggio di Gesù», ha osservato Mario Micheletti, ordinario di filosofia morale all’università di Siena (del suo intervento riportiamo un ampio stralcio qui a lato), richiamando l’attenzione sulla considerevole sottigliezza di alcune osservazioni isolate contenute nel libro. E sui loro effetti. Per esempio, nel commento della tragedia di Giuda, si legge: «un pentimento che non riesce più a sperare, ma vede ormai solo il proprio buio, è distruttivo e non è un vero pentimento. Fa parte del giusto pentimento la certezza della speranza».

«Cito questo rilievo circa il vero pentimento — ha concluso Micheletti — che non può coesistere con la disperazione, solo come un esempio del modo in cui la critica al moralismo, nel senso tecnico della sostanziale riduzione della fede biblica alla morale, nell’ottica di questo libro e della sua “ermeneutica della fede”, al di là del contributo esegetico, può aprire la strada a una più penetrante meditazione spirituale ed etica, in definitiva, a una moralità, a una visione morale, più profonda».

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20 ottobre 2019

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