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«Processione India»
di Gabriela Mistral

Rosa di Lima, figlia di Cristo
e di Domenico il Missionario, 
che dai sapore all’America 
con il sapore che dà il tuo corpo: 
andiamo alla tua processione 
con grande strada e grande sete, 
e con la parola “Sempre”, 
e con il segno “Lontano”.

Processione per la festa di santa Rosa da Lima (1950)

E camminiamo portando
con fatica e senza lamento
alcune bacche della vera
e alcuni frutti che sono favola:
la mammea, la granadiglia,
la pitahaya, il fico denso.
Va l’antica processione,
come anguilla di fuoco,
per le cime delle Ande
vive, sante e tremende,
portando alpaca e vigogna
e silenziosi lama lenti,
perché tu ci benedica
figli, bestie e alimenti.
Polvere dà la processione
e nessuno marcia cieco
perché la polvere assomiglia
alla nebbia del tuo alito
e la tua luce arde
sulle labbra di zodiaci.
Dalla sierra imbalsamata
ti portiamo cose pure
e passiamo colpendo al volo
albero-china e albero-cedro,
e le gomme con virtù
le erbe con misteri.
Santa Rosa della Puna
dell’alto nevaio:
ti portiamo le nostre marcie
in collane che fa il tempo,
le brine che dà giugno
le braci che dà gennaio
Dalle porte strappiamo
i ragazzi e i vecchi
nel giogo dell’ombra
ti portiamo ai morti.
Apri, Rosa, apri le braccia
alza gli occhi e guardaci.
Chiama i paesi e le provincie;
fa in esse l’inventario.
E si vedano le regioni
estese nel tuo petto!
Mai, Madre, romperemo
l’anello della marcia,
nell’aria dell’America
né nella radura dell’Eterno.
Quando dormiremo la tua processione
continui nel nostro sogno
e quando moriremo seguiamola
per le Ande dei Cieli.

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