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Problemi scottanti

Uno dei pannelli della mostra allestita a Gerusalemme nel 2011, a cinquant’anni dal processo Eichmann

Il libro della filosofa tedesca Bettina Stangneth affronta due problemi intorno ai quali, da decenni, è in corso una polemica scottante. E li risolve con documenti alla mano, portando meritoriamente alla luce una verità poco conosciuta. Ma forse le situazioni che affronta sono più complesse di quanto lei stessa voglia pensare, e il vero e il falso meno nettamente separabili in campi opposti. Innanzi tutto vi è l’interpretazione di Hannah Arendt: senza dubbio la pensatrice — come del resto tutti i testimoni del processo a Eichmann — fu impressionata dall’aspetto volutamente mite e dimesso assunto dall’imputato, ma certo non si limitò a dedurre da questo fattore la sua tesi sulla personalità del torturatore. In effetti, la sua idea che la crudeltà nascesse da «una curiosa inattitudine a pensare» rimane in piedi anche dopo le scoperte di Stangneth. Secondo Arendt, infatti, troppo spesso gli uomini non sanno quello che pensano né quello che fanno. Ignorano quanto sia grave la loro colpa e le conseguenze dei loro atti. Prendono un male per un bene, non prestano attenzione agli altri e restano estranei a se stessi. Per pigrizia, negligenza o cecità, la coscienza si sottrae così agevolmente a ogni responsabilità e abdica alla sua libertà interiore. Vi è poi la questione del rifiuto da parte di molti tedeschi — e qui viene coinvolto nell’accusa lo stesso Adenauer — di fare i conti sino in fondo con il proprio passato, rifiuto che indubbiamente il silenzio sul caso Eichmann mette in luce. Ma va ricordato che questo rifiuto non è stato motivato solo dalla speranza di insabbiare e di salvare i colpevoli. Nel contesto del lungo e difficile dopoguerra c’era infatti anche un paese devastato e lacerato da ricostruire, e per farlo era necessaria una sorta di pacificazione per evitare nuove divisioni, lotte intestine e forse altri bagni di sangue.

di Lucetta Scaraffia

Eichmann prima del processo di Gerusalemme
 Il male non è banale
di Gaetano Vallini

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22 agosto 2019

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