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Principe dei predicatori

· ​Raccolte in volume le opere agiografiche su Bernadino da Siena ·

La crisi della cristianità appariva profonda all’alba del XV secolo. In quel contesto, l’Osservanza francescana finì per affermarsi definitivamente grazie al contributo straordinario dato dai suoi predicatori. Su tutti, la figura di Bernardino dominò incontrastata: «principe dei predicatori del nostro tempo» lo definì Roberto Caracciolo da Lecce, e fra Sante Boncor non temé di affermare — certo con qualche esagerazione — che egli era venuto «como novo Elia e Moisè resusitato, e uno novello Battista e uno altro Paulo». Oltre alla fama di santità che lo precedeva ovunque, alla foga oratoria e al linguaggio disinvolto con cui ammaliava le folle, nell’amplificarne oltremodo la popolarità ebbe buon gioco anche l’eccezionale preparazione e la cura con cui Bernardino s’informava sugli usi, i costumi, perfino sui fatti di cronaca occorsi nei luoghi dove avrebbe dovuto predicare, come sappiamo da Maffeo Vegio da Lodi. 

Pinturicchio, «Gloria di Bernardino da Siena» (basilica di Santa Maria in Aracoeli, 1484)

Bernardino, in definitiva, fu maestro di retorica, grande divulgatore, organizzatore di consenso: non cercò di salvaguardare il suo interesse personale, né mostrò mai di mirare alla propria carriera. In più occasioni, infatti, rifiutò la nomina a vescovo, anche della sua stessa città. Ai senesi, tra i quali era giunto pochi mesi dopo aver respinto quell’incarico (giugno 1427), egli spiegò con franchezza i motivi del suo rifiuto: nella XVIII predica tra quelle tenute a Siena tra il 15 agosto e il 5 ottobre 1427, non esitò a rivelare che la carica episcopale non gli avrebbe consentito di parlare chiaramente e senza riguardi come poteva invece permettersi di fare da predicatore. Parte di un progetto più ampio che prevede la pubblicazione di tutte le vite quattrocentesche di san Bernardino da Siena, il volume curato da Daniele Solvi, L’agiografia su Bernardino santo (1450-1460), (Sismel – Edizioni del Galluzzo, Firenze 2014, pagine 374, euro 52)) raccoglie ora in un’unica sede le opere agiografiche sul senese scritte nel decennio successivo alla canonizzazione: opere non facili da reperire, in quanto pubblicate in sedi diverse e spesso anche con discordanti criteri editoriali, peraltro non sempre ineccepibili. Ecco quindi spiegata la ragione per cui, nel presentare i motivi ai quali s’ispira l’intera opera, Alessandra Bartolomei Romagnoli e Daniele Solvi, coordinatori del progetto, avvertono di non essersi rassegnati — «pur senza pretendere di realizzare nuove edizioni critiche» — a riprodurre le corruttele manifeste, ma di aver «provveduto generalmente a correggere», avanzando «proposte con gradi variabili di sicurezza, che nella peggiore delle ipotesi intendono almeno di evidenziare, tramite l’apparato, i luoghi critici del testo». Attorno a Bernardino (1380-1444), morto all’Aquila e canonizzato durante l’Anno Santo 1450, si sviluppò un’agiografia precoce. Già tra il 1450 e il 1451 Sante Boncor, un frate conventuale marchigiano che rivestì importanti incarichi di governo, ne scrisse una vita il cui titolo, Fior novello, traeva ispirazione da un inno dell’ufficiatura liturgica di san Francesco. L’opera fornisce informazioni originali, che l’autore acquisì per conoscenza diretta o per il tramite di testimoni autorevoli.


di Felice Accrocca

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24 maggio 2019

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