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Principe degli epigrafisti

· ​In memoria di Silvio Panciera ·

Il 16 agosto è scomparso ottantatreenne Silvio Panciera, emerito della Sapienza, accademico dei Lincei e decano della Pontificia accademia romana di archeologia. Con Geza Alföldy (1935-2011) e Werner Eck era uno dei più grandi epigrafisti del nostro tempo. Allievo di Attilio Degrassi a Padova e suo successore a Roma, Panciera trasformò il tradizionale insegnamento di Antichità greche e romane del suo maestro in un’epigrafia romana intesa non come ausiliaria della storia, ma come scienza autonoma, capace di fornire un originale approccio di ricerca alla società antica.

Riassumere la vastità d’interessi di Panciera, quale rivelano i tre volumi di scritti minori pubblicati nel 2006 (Epigrafi, epigrafia, epigrafisti), sarebbe impossibile. Più interessante è notare, in una produzione che annovera alcune centinaia di articoli, l’assenza di contributi specifici riguardanti l’epigrafia e la società cristiana, se si esclude l’intervento sui “Rendiconti” della Pontificia accademia romana di archeologia del 1971-1972, in cui egli però espresse seri dubbi sul carattere cristiano del collegium quod est in domo Sergiae Paullinae.
Allo studioso si affiancò sempre l’organizzatore e il promotore di ricerche. Basta ricordare i Supplementa Italica — cioè l’aggiornamento del corpus delle iscrizioni della penisola, strutturato per settori geografici e comprendente ormai 28 volumi nella abituale veste cartacea — e l’elettronico Epigraphic Database Roma, che è parte costitutiva della Federazione internazionale di banche dati epigrafiche denominata Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy (Eagle: www.eagle-eagle.it), intesa a registrare tutte le iscrizioni anteriori al vii secolo dell’era cristiana, greche e latine. Tradizione e innovazione formavano per Panciera due approcci paralleli per mettere a punto strumenti atti a incrementare la conoscenza epigrafica.

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