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Primo «sì» al divieto di burqa e niqab in Italia

· Dalla commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ·

Burqa e niqab vietati in Italia: è quanto stabilisce il disegno di legge approvato dalla commissione Affari Costituzionali della Camera del Deputati che impone alle donne di religione musulmana di non indossare in luoghi pubblici gli abiti tradizionali che coprono integralmente il corpo (burqa), o che lasciano soltanto liberi gli occhi come nel caso, invece, del niqab. Il disegno di legge — proposto dal partito del Popolo della Libertà — approderà in aula a settembre ed è stato approvato con il voto contrario del Partito Democratico e l’astensione di Futuro e Libertà, Unione di Centro e Italia dei Valori.

Per chi viola la normativa sono previste sanzioni pecunarie e detentive. Il primo articolo del disegno di legge ricalca in parte la legge Reale, che nel 1975, con l’intento di contrastare il fenomeno del terrorismo, vietò l’uso del casco e degli indumenti che nascondessero il volto. Per le donne che comunque decideranno di frequentare luoghi pubblici indossando il burqa o il niqab è prevista un’ammenda che varia dai 300 ai 500 euro. Pene più severe sono poi previste dal secondo articolo: è considerato reato obbligare o costringere una donna, con violenza o minaccia, a indossare il burqa o il niqab. In questo caso, la sanzione può arrivare fino ai 30.000 euro e alla reclusione fino a dodici mesi, che aumentano a diciotto se il fatto è commesso ai danni di una minorenne o di una disabile. Infine sarà negata anche la cittadinanza italiana alla persona condannata in via definitiva per aver commesso il reato.

«Vietare il velo islamico per legge è un’ingiustizia che tocca le libertà individuali»: è questo il commento che giunge dall’Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii). Sul tema, secondo il portavoce dell’Ucoii, Roberto Hamza Piccardo, «continua a esserci una sorta di criminalizzazione e una drammatizzazione mediatica: in Italia, le donne che indossano il niqab non arriveranno a cento e di burqa non se ne è mai visto neppure uno». Tuttavia, il portavoce, ha riconosciuto la necessità di rispettare le norme in materia di sicurezza: «di fronte ai controlli di polizia — ha osservato — c’è l’obbligo di esibire i documenti e di farsi identificare scoprendo il volto: accettare il controllo dell’autorità è ineludibile, ma è meglio se a fare i controlli è un agente o un carabiniere donna».

Dall’Ucoii si ricorda che il burqa è un indumento molto usato dalle donne in Afghanistan e che il niqab «in Italia lo usano in pochissime e per lo più si tratta di donne egiziane, mentre è molto difficile che lo indossino marocchine e tanto meno tunisine». E ha concluso: «Voglio anche ricordare che spesso sono donne che se non lo indossassero sarebbero condannate alla reclusione. La giurisdizione islamica consente alle donne il velo, ma come Ucoii abbiamo sempre invitato a evitare interpretazioni estreme che sono, tra l’altro, contrarie agli interessi della comunità in Italia e in Europa». Contrarietà all’approvazione del disegno di legge è stata espressa anche dal Movimento per la tutela dei diritti dei musulmani. «Pur non essendo favorevoli all’uso del niqab o del burqa in Europa, siamo decisamente contrari a una proposta di legge che si potrebbe tradurre in una penalizzazione per quelle donne che, per scelta non contrattabile o per costrizione, indossano il velo integrale».

Dal 23 luglio è in vigore anche in Belgio la legge «anti-burqa». Un’analoga normativa era già stata introdotta in Francia lo scorso aprile. La normativa belga vieta di presentarsi in tutti i luoghi pubblici a viso coperto o in modo da non essere identificabili. Chi trasgredisce rischia sette giorni di carcere e una multa di 137 euro. Secondo le ultime stime in Belgio ci sono solo circa 270 donne che portano il velo integrale. Contro la legge è già stato presentato un ricorso alla Corte costituzionale. La Francia è stato il primo Paese europeo ad avere adottato la normativa. Secondo le stime, in Francia vivono tra i quattro e i sei milioni di persone di fede musulmana. La normativa vieta di coprirsi il volto con un velo, un casco o una maschera negli spazi pubblici, che comprendono strade, giardini pubblici, stazioni e negozi. Per i trasgressori è prevista una sanzione di 150 euro o un corso di educazione civica. Altri Paesi, come l’Olanda e il Regno Unito, ne vietano l’uso solo nelle scuole pubbliche, ma lo permettono nelle aule dei tribunali. Nel Regno Unito, peraltro, il Governo ha riaffermato anche recentemente che non intende legiferare in materia. Anche in Austria si è aperto il dibattito che coinvolge la comunità musulmana, per le preoccupazioni espresse dal ministro della famiglia sul crescente numero di donne che indossano il velo. Infine, sempre in Spagna, non è data possibilità di testimoniare alle donne musulmane che indossano gli abiti che coprono il volto nelle aule di tribunale.

Inoltre, negli Stati Uniti, ci sono Stati, come ad esempio la Georgia, dove è vietato indossare il niqab nei luoghi pubblici, mentre in Florida è vietato mettere sulla patente una foto con il velo integrale. In Canada il niqab è vietato solo nel Québec. A vietare l’uso del niqab nelle scuole sono anche Paesi a maggioranza musulmana, come la Turchia e la Tunisia. Nel 2008 anche le autorità civili in Marocco avevano annunciato di non ammettere donne completamente velate nei luoghi pubblici, prendendo spunto dal dibattito che, nel frattempo, era già stato avviato in Francia prima dell’entrata in vigore della legge.

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